Il Tirreno

Prato

extracomunitari 

In continuo calo la presenza degli immigrati ospiti dei Cas

di Alessandro Formichella
Alcuni profughi accolti nell'ex scuola di S. Caterina (foto d'archivio)
◗
Alcuni profughi accolti nell'ex scuola di S. Caterina (foto d'archivio)

Prato, nell’ultimo anno il numero delle persone è sceso da 820 a 600. I centri di accoglienza sono passati da 38 a 34

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. I numeri parlano chiaro. Scende il numero degli extracomunitari a Prato ospitati nei centri di accoglienza straordinari che da 820 persone all’inizio dell’anno, adesso arriva a circa 600 ragazzi. Chiudono almeno quattro centri di accoglienza in città, che da trentotto si arriva adesso a trentaquattro. I flussi di immigrazione cambiano nel tempo, una «fluttuazione che avviene, ma non perché sono state adottate misure più o meno di blocco nel Mediterraneo», precisa Simone Faggi, vicesindaco che segue da sempre le problematiche dell’immigrazione e integrazione, ma «perché le ondate migratorie hanno proprio queste caratteristiche, come avvenne già nel 2011».

Sette anni fa il calo degli arrivi con i barconi, e il relativo minor numero di immigrati anche a Prato, fu dovuto sostanzialmente alle conseguenze della guerra in Libia. Nel 2011 e nel 2012, infatti, il numero delle persone ospitate in città e in provincia calò proprio per effetto dei mutamenti politici che stavano avvenendo sulle coste africane. Per poi riprendere negli anni dopo con flussi sempre intensi. Il fenomeno, anche questa volta, però potrebbe essere transitorio. Negli Sprar di Prato (i centri dove si trovano gli immigrati con riconoscimento della protezione internazionale) le persone ospitate restano circa 80, un numero pressoché stabile senza variazione. Ma anche qui il numero è parziale, resta difficile capire infatti quante persone che hanno avuto il riconoscimento della protezione o asilo politico si siano poi integrati nel mercato del lavoro, trovando una occupazione, o siano ospitate presso amici o parenti.

«Il 25-30 % delle persone che hanno riconosciuto lo status di rifugiato trovano una soluzione diversa dagli Sprar – precisa ancora il vicesindaco Faggi – entrano nel difficile percorso oggi del lavoro o sistemazione presso amici». Chi, però, non riceve lo status di rifugiato e non si trova più nei centri di accoglienza straordinari, entra nel mondo della invisibilità, e ci sono anche questi casi. Fenomeno importante da monitorare. È il caso della parrocchia di Vicofaro, nel pistoiese, dove don Massimo Biancalani cerca di dare rifugio anche alle persone che si trovano in questa situazione.

«È vero. Un numero significativo di persone può rimanere nell’anonimato ed entrare in clandestinità quando i percorsi di accoglienza sono troppo lunghi, ora questo fatto diventa significativo – dice Roberto Macrì presidente della Fondazione Santa Rita, istituzione sociale fra le più importanti della città e non solo – difficile dare numeri e complesso il meccanismo. Sicuramente i flussi sono drasticamente diminuiti con le decisioni prese mesi fa dall’allora Ministro Minniti, è stato lì il punto centrale della diminuzione».

La Fondazione Santa Rita e la sua Coop 22 gestiscono ancora oltre 300 immigrati in città, ma nei momenti di maggiore afflusso sono arrivati anche a 420-430 persone. «Il rischio di quello che si può chiamare anonimato e clandestinità c’è, inutile negarlo – precisa ancora Macrì – quando soprattutto i percorsi nei Cas e negli Sprar sono troppo lunghi. È possibile pensare che il 70 % di queste persone, quelle nei Cas, possano entrare in quella sfera dell’anonimato, ma non sappiamo dove se in Italia, in altre città o altri paesi europei». «Dal 4 giugno ad oggi non è cambiato niente – ribatte Simone Faggi – i rimpatri sono di fatto niente, non ci sono accordi bilaterali con i paesi di provenienza di queste persone, e tutto si rende soltanto retorica e slogan alla Salvini». E non si tratta solo di accordi bilaterali, ma anche di spese e costi sul bilancio dello Stato.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino