Il Tirreno

Prato

parla il figlio di un deportato 

«Mettere la museruola alla storia è sbagliato: crea divisioni sociali»

«Mettere la museruola alla storia è sbagliato: crea divisioni sociali»

PRATOSilvano Agostinelli, coordinatore Movimento civico, La Città per noi Prato”, interviene sulla presa di posizione del Museo della Deportazione e della Resistenza. «Il Museo di Figline scrive...

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PRATO

Silvano Agostinelli, coordinatore Movimento civico, La Città per noi Prato”, interviene sulla presa di posizione del Museo della Deportazione e della Resistenza. «Il Museo di Figline scrive Agostinelli –, dopo un primo via libera, rifiuta la presentazione del libro su Fiorenzo Magni, vaianese, campione di ciclismo e presunto fascista. Sono figlio del deportato n. 3539 Giovanni Agostinelli. Mio padre apparteneva al campo di Buchenwald nel si trovava anche la principessa Mafalda e che fu il primo campo liberato dagli Americani. Buchenwald si distingueva dagli altri campi perché lì, più che mai, fu sperimentato ed applicato lo sterminio a mezzo del lavoro. La costruzione stessa del campo, delle strade e delle installazioni accessorie fu portato a termine a costo di una ecatombe di deportati. Mio padre fu uno dei pochi fortunati che riuscì a portare a casa la pelle. Quando si parla di deportazione so bene quali siano gli orrori perpetrati».

«Le scuole elementari - prosegue Agostinelli - spesso mi chiamano per dare la mia testimonianza su cosa fosse la deportazione, avendola vissuta in famiglia. Da figlio di deportato posso affermare che la decisione del cda del Museo di Figline è un errore.

È sbagliato, anacronistico, rifiutare, oggi nel 2018, un dialogo con la storia. È un errore grossolano continuare a sentirsi possessori unici della verità quando sappiamo che gioie e dolori ci sono stati da entrambe le parti. Era la guerra. Fiorenzo Magni fu un grande campione. Un ciclista che ha dato lustro ai nostri luoghi e alla nostra patria. Per questo va ricordato». «Vietare che se ne parli in virtù del fatto che “forse” Magni era fascista - conclude Agostinelli - , è mettere una museruola alla storia. E mettere una museruola alla storia crea divisioni sociali. La memoria non deve perdersi nel tempo ma deve rafforzarsi e accompagnarci versi i sentieri della verità e della giustizia». —

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