Il Tirreno

Prato

il caso 

Il Museo di Figline ha rifiutato la presentazione del libro su Fiorenzo Magni

di Giovanni Ciattini
Fiorenzo Magni
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Fiorenzo Magni

Il cda si è opposto all’unanimità. Il professore Bernardi: «Censura: non se ne doveva parlare. Silenzio assoluto»

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PRATO. Campione di ciclismo e fascista? Non sia mai. “Censura”. Così il consiglio d’amministazione del Museo di Deportazione e della Resistenza di Prato ha deliberato in merito alla presentazione del libro “Il caso Fiorenzo Magni. L’uomo e il campione nell’Italia divisa” di Walter Bernardi prevista lo scorso 24 ottobre all’interno della rassegna “Autunno da sfogliare”. Inizialmente il cda incompleto, presieduto da Aurora Castellani, si era espresso favorevolmente, poi però ci ha ripensato. Il “plenum” del cda è tornato sui propri passi negando la presentazione del libro. Un’unanimità di “no”: quelli di Luca Squillante (Comune di Prato), Riccardo Cammelli (Provincia di Prato), Valentina Vespi (Comune di Montemurlo), Sofia Toninelli (Comune di Carmignano), Enrico Andrea Cecchi (Comune di Poggio a Caiano), Federica Pacini (Comune di Vaiano), Mauro Bolognesi (Comune di Cantagallo), Chiara Calzolari (Comune di Vernio), Alessandro Pagliai (Aned sezione di Prato), Angela Riviello (Anpi provinciale di Prato), Mario Fineschi (Comunità ebraica di Firenze, associazione per il gemellaggio Prato-Ebensee).

Una porta sbattuta in faccia a Walter Bernardi, professor e ordinario della storia della scienza all’università di Siena e attuale presidente della Casa Pia dei Ceppi di Prato. E di questo, Bernardi, se n’è risentito anche con l’amministrazione comunale. L’assessore alla cultura Simone Mangani, anche in via di riparazione, aveva proposto una sede neutra, non “di parte” come il Museo di Figline che ha ancora viva la ferita dell’eccidio dei partigiani della brigata Buricchi, i 29 martiri impiccati dai nazisti. Ma il professore Bernardi ha risposto con un cortese “no, grazie”. In un suo post sulla pagina di Facebook Bernardi ha spiegato che l’evento «era stato annullato dalla direzione del Museo (la volontà in realtà era del cda non della direzione, ndr) per ragione, come dire, politiche, per evitare polemiche e strumentalizzazioni».

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Ma il professore aggiunge: «Non avrei mai creduto che discutere di un libro di storia, scritto da un professore universitario senza nessun filtro ideologico o politico, unicamente con lo scrupolo di raccontare un capitolo della storia di Prato sulla base di documenti d’archivio mai studiati prima e l’analisi di tutta la bibliografia esistente, sull’argomento della battaglia di Valibona potesse suscitare questi problemi. Ma che ho dovuto fare, come si dice, buon viso a cattivo gioco». E segue l’amara riflessione dello storico che ha indagato sulla controversa figura di Fiorenzo Magni.

«Chissà cosa poteva succedere - prosegue Bernardi - se, invece di scrivere un libro su un corridore ciclista di Vaiano, lo avessi scritto su Mussolini, come ha fatto recentemente un altro professore universitario, Antonio Scurati, con il suo “M. Il figlio del secolo” che campeggia nelle vetrine di tutte le librerie d’Italia! A lui è stato rimproverato di tutto, di aver sbagliato date, nomi, personaggi, ma non mi pare che sia stato accusato di revisionismo o peggio». «Niente di niente, silenzio assoluto - aggiunge il professore -, da qualche parte ho sentito vociferare che di Magni a Prato e a Vaiano, nelle sedi istituzionali, non se ne doveva parlare, punto e basta. A me sa molto di censura, per non dire peggio». La presidente Aurora Castellani lapidaria: «No comment».

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