Il Tirreno

Prato

tribunale 

Tegola sul sindaco Biffoni, sarà processato per il carrozzone mangia-soldi del Creaf

Paolo Nencioni

L’accusa è cooperazione colposa in bancarotta semplice, a giudizio anche Lamberto Gestri, Luca Rinfreschi e altri sei

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PRATO

Il “paziente” era clinicamente morto, ma la spina non fu staccata in tempo. Di questo è accusato il sindaco del Pd Matteo Biffoni, citato in giudizio dalla Procura in qualità di presidente della Provincia per la bancarotta del Creaf (il Centro di ricerca e alta formazione mai nato in via Galcianese che ha inghiottito oltre 20 milioni di soldi pubblici) nel processo che inizierà il prossimo 18 giugno. Cooperazione colposa in bancarotta semplice, un reato che secondo l’avvocato difensore Giuseppe Nicolosi finora non era mai stato contestato. Biffoni non è forse il principale imputato, ma certo il più importante. Insieme a lui saranno processati l’ex presidente della Provincia Lamberto Gestri (Pd), gli ex amministratori Luca Rinfreschi e Laura Calciolari, gli ex membri del Cda Veronica Melani e Gianmario Bacca e i sindaci revisori Massimo Longini, Massimo Picchi e Marco Bini. Chiesta l’archiviazione per l’ex vice presidente della Provincia Daniele Panerati.

Il sostituto procuratore Lorenzo Boscagli contesta ai nove imputati di aver provocato un dissesto di almeno 5 milioni e 293mila euro.

C’è una data importante in questa vicenda: il 31 marzo 2011. Quel giorno fu approvato il bilancio annuale del Creaf e, secondo la Procura, il “paziente” era economicamente morto avendo già consumato tutto il capitale sociale il capitale di credito (5,9 milioni anticipati dalla Provincia). Quel giorno la spina doveva essere staccata, ma nessuno lo fece. Biffoni sarebbe stato eletto sindaco il 26 maggio del 2014 e presidente della Provincia nell’ottobre dello stesso anno, ma secondo la Procura avrebbe dovuto rendersi subito conto che il Creaf andava messo in liquidazione e invece non lo fece. Stesso discorso per tutti gli altri, nei rispettivi periodi in cui hanno avuto voce in capitolo sui conti del Centro di ricerca. Agli imputati la Procura contesta inoltre di aver tenuto «un comportamento contraddittorio e dilatorio in sede assembleare dove si manifestava un formale sostegno “politico” al progetto Creaf e contemporaneamente si negava la disponibilità a garantire ulteriori forme di finanziamento di qualunque tipo». Insomma, un pasticcio. Il danno quantificato dall’accusa è solo una parte di quello reale, perché non si è potuti risalire nel tempo oltre i termini della prescrizione.

Biffoni, che ieri ha incassato la scontata solidarietà del segretario del Pd Gabriele Bosi e gli altrettanto scontati attacchi del M5S («termini il mandato e poi si ritiri dalla vita politica fino alla fine del processo») e della consigliera in quota Lega Marilena Garnier («ha votato sempre a favore del Creaf, questa città ha bisogno di una svolta»),si difende protestando la sua buona fede: «Sono diventato presidente della Provincia alla fine del 2014 e nell’agosto 2016 è stata fatta l’istanza di concordato preventivo. Potevamo fare più in fretta? Non lo so. Ho grande rispetto per i magistrati e spiegherò le mie ragioni al processo». —

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