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Madre di trent’anni minacciata di sfratto vuole auto-denunciarsi

A.B.

PRATOÈ la storia di uno sfratto annunciato, ma nei fatti non ancora preceduto da alcuna documentazione di ingiunzione, quello di una trentenne, giovane madre di tre bambine di 9, 7 e 2 anni, di cui...

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PRATO

È la storia di uno sfratto annunciato, ma nei fatti non ancora preceduto da alcuna documentazione di ingiunzione, quello di una trentenne, giovane madre di tre bambine di 9, 7 e 2 anni, di cui non riportiamo né il nome né la località per preservare la tutela delle figlie minori. La particolarità sta nel fatto che la donna ha intenzione di auto-denunciarsi per sbloccare una situazione che la vede abitare abusivamente un alloggio popolare assegnato, a suo tempo, dal Comune. «Sono già andata in questura ad autodenunciarmi - racconta - ma mi hanno detto che devo aspettare lo sfratto. Per il momento non hanno documenti per verificare la mia storia», dice la donna.

Alla base della vicenda che ha fatto precipitare la situazione, ci sono dissapori familiari con la madre. Inizialmente nell’alloggio popolare abitavano tutte insieme, mamma con le tre figlie e la nonna. Ma l’immobile non ha la capienza per ospitare tutti, così è stato chiesto un cambio alloggio, cambio che fu accettato a febbraio. L’intestataria del contratto è la madre, che però allo stato attuale dei fatti non vive nel nuovo alloggio bensì ancora in quello vecchio. Secondo quanto riferito dalla figlia è la madre che non vuole andare con lei. Nell’appartamento dove è andata, la trentenn ha preso la residenza così come l’ha richiesta per le tre bambine. Ma c’è un però: il contratto di quell’alloggio non è a suo nome e la donna non paga l’affitto perché, appunto, non è l’intestataria anche se paga, invece, le utenze a lei – dice - intestate. «Chiedo solo di essere messa in regola e avere il contratto mio nome per poter restare qui», è l’appello. Diversa la versione fornita dall’assessore al sociale del Comune, Luigi Biancalani: «La signora occupa abusivamente una casa – dice - Punto. La donna alla quale era stato concesso quell’appartamento non ci vive perché la figlia non l’ha voluta portare con sé. Quindi la giovane madre sta occupando abusivamente una casa della quale non ne ha diritto». —

A.B.

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