Il Tirreno

Prato

IL CARCERE VIOLENTO 

Aggressione alla Dogaia L’ipotesi è tentato omicidio

P.N.
Aggressione alla Dogaia L’ipotesi è tentato omicidio

L’episodio della messa negata al detenuto risale a sabato: lo hanno messo in isolamento e si è vendicato. La Cgil accusa: a Sollicciano il doppio degli agenti

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PRATO

Il sostituto procuratore Lorenzo Boscagli procede per omicidio colposo nei confronti del detenuto che domenica mattina, nel carcere della Dogaia, ha aggredito quattro agenti di polizia penitenziaria ferendone uno in maniera grave con due fendenti di una lametta alla gola. Jo Ortiz, questo il nome del detenuto, ha 51 anni e, a differenza di quanto era stato detto in un primo momento, non è sudamericano, ma risulta nato a Los Angeles da genitori originari della Nigeria. La sua fedina penale è molto lunga: spaccio di droga, violenza sessuale, lesioni, minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Dicono che fosse arrabbiato perché sabato gli è stata negata la possibilità di assistere alla messa, una misura adottata perché alla funzione religiosa avrebbero partecipato detenuti coi quali il suo gruppo è in contrasto. Un clima di tensione che proprio sabato aveva fatto scattare un’altra aggressione da parte di un altro detenuto a un agente di custodia, che ha riportato un trauma cranico. L’aggressione del giorno dopo, da parte di Ortiz nei confronti dell’assistente capo Salvatore Canu, è avvenuta durante il controllo di routine nella cella di isolamento dove il detenuto era stato rinchiuso. Dunque un’aggressione a freddo, una vendetta per quello che era accaduto il giorno prima.

Una situazione sulla quale interviene anche il coordinatore regionale della Funzione pubblica Cgil Donato Nolè con una lettera al sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi e al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Basentini. Ferraresi e Basentini sono stati invisita alla Dogaia il 31 agosto, ma non hanno parlato coi rappresentanti sindacali, che ora accusano anche il direttore del carcere Vincenzo Tedeschi (tuttora in ferie) e denunciano la carenza di personale (230 agenti a Prato, più del doppio a Sollicciano per lo stesso numero di detenuti), i doppi turni di servizio degli addetti alle traduzioni e ai piantonamenti, la presenza di un congelatore nel gabbiotto di servizio dell’addetto alla vigilanza di sezione. Il sindacalista Nolè racconta che nel reparto isolamento ci sono detenuti presenti da anni (in genere con problemi psichiatrici) e che di conseguenza è difficile mettere in isolamento quelli violenti e nessun detenuto è sottoposto al regime di vigilanza particolare. Di conseguenza, spiega ancora il sindacalista, sono notevolmente aumentate le assenze degli agenti.

«Stanchi dell’ennesima denuncia - scrivono Nolè e il segretario regionale Santi Bartuccio - restiamo in attesa di urgenti azioni concrete che rendano nell’immediato sicurezza, dignità e decoro al personale penitenziario del carcere di Prato». — P.N.

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