Quindici esuberi al Panificio Colzi ma lo storico marchio va avanti
Le lettere sono arrivate ai dipendenti il 30 luglio, dopo il fallimento della società. La Flai Cgil interviene dopo la vicenda del Panificio Toscano: "Il settore è in crisi"
PRATO. Il pane è quello gustoso di sempre. Non cambia nemmeno il marchio, quello storico che affonda le radici nel periodo della Grande Guerra, quando i parenti più lontani di Massimo Colzi iniziarono a produrre il pane artigianale tipico del territorio, compresa quella fragrante bozza cui è legato il nome di Prato. Ma il panificio Colzi di Colzi Massimo, inquadrato come società in accomandita semplice, non esiste più: il tribunale di Prato ne ha decretato il fallimento il 6 giugno scorso. La conseguenza è che il 30 luglio scorso quindici lavoratori si sono visti recapitare a casa la lettera di licenziamento. Altri quattro avevano già rassegnato prima le dimissioni (in tutto i dipendenti erano 19). Ma lo stabilimento Colzi del Macrolotto 2, in via San Leonardo Da Porto Maurizio, è ancora attivo, così come i negozi in via Ferrucci e in via Mino da Fiesole.
La società che è oggi sta in piedi e porta avanti il glorioso marchio “made in Prato” è la Colzi srl, nata dall’acquisizione del ramo d’azienda delle due realtà facenti capo alla famiglia Colzi: il panificio e Delizie Colzi srl. Risulta intestata a Riccardo Montalti, un imprenditore di Cesena. Non solo. Con oltre 50 dipendenti, la Colzi srl è partecipata al 100% della Gestum srl cui è legata la PanItaly di Altopascio che, a sua volta, aveva acquistato all’asta la ToscanaPane (sempre di Altopascio) nel marzo scorso. Ma poi nel settembre 2017 è avvenuta la scissione della Colzi srl dalle altre due società, destinate al fallimento. Così oggi il pane di Prato viene sfornato negli stabilimenti di Altopascio mentre i prodotti da pasticceria escono dai laboratori di Prato.
Al di là delle vicissitudini societarie, non passa inosservato il fatto che quindici lavoratori dell’industria del pane siano stati licenziati pochi giorni fa in un contesto già segnato dalla crisi del Panificio Toscano dove, nella notte fra il 5 e il 6 agosto, la polizia ha sgomberato un presidio di lavoratori. "La sensazione – sottolinea Francesco Baccanelli della Flai Cgil pratese – è che sul comparto della panificazione industriale si stia innestando un sistema di scatole societarie che si aprono e si chiudono. Sempre più assistiamo a realtà di panifici industriali collegati alla grande distribuzione che cercano di scaricare sui dipendenti i costi di gestione, non applicando il contratto collettivo nazionale di riferimento oppure non riconoscendo i diritti che spettano ai lavoratori". E se l’industria è in crisi, potrebbe essere il momento della riscossa dei piccoli forni artigianali?
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