Il Tirreno

Prato

Gida non vuole più i liquami, servizio di spurgo al palo

Maria Lardara
Da sinistra gli imprenditori Massimo Durgoni, Stefano Scopetani e Cristiano Checchi (foto Sproviero/Batavia)
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Da sinistra gli imprenditori Massimo Durgoni, Stefano Scopetani e Cristiano Checchi (foto Sproviero/Batavia)

Prato, per una sentenza del Tar gli scarichi biologici non possono andare in Lombardia. Sul piede di guerra gli imprenditori toscani del settore, tra cui due pratesi. L'azienda: "Stiamo cercando alternative"

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PRATO. «E ora che succederà con i liquami dell’ospedale di Prato e Pistoia?». Chi s’interroga è il titolare di un’impresa di spurghi pratesi che fa servizio per i due nosocomi toscani. Lui, come altri che dal 6 agosto saranno costretti a incrociare le braccia, non avendo più un posto dove conferire i materiali raccolti. Venti ditte in ginocchio a Prato, 300 in Toscana.

Sì perché da quella data in poi l’impianto di depurazione di Gida non potrà più accogliere liquami civili. Gida come altri 15 centri toscani che trattano la depurazione di fanghi. Ma dal 6 agosto, intanto, lo stop scatta a Prato. E il motivo è una recente sentenza del Tar della Lombardia che di fatto blocca l’attività di alcuni impianti lombardi cui Gida conferiva i fanghi trattati, ravvisando in questo un pericolo per l’agricoltura locale.

Fanghi che, grazie a un meccanismo di fermentazione, venivano destinati a un uso agricolo. Ma il Tar ha accolto il ricorso di 60 Comuni lombardi, con buona pace degli spurghisti pratesi che non sanno più dove sbattere la testa e rischiano di non poter svuotare più le fosse biologiche di condomini, ospedali, alberghi, musei e ristoranti. È tutta la filiera che s’inceppa, quella dei rifiuti liquidi provenienti dalle fosse settiche. Inizia a Prato e finisce in Lombardia, passando dall’impianto di Baciacavallo che ha deciso di chiudere le porte alle ditte di spurgo obbedendo al Tar. Le imprese minacciano azioni legali e chiedono un’azione del Governo per superare il veto dei giudici amministrativi.

Una delegazione toscana di spurghisti è in contatto con il parlamentare pratese di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli. Ne fanno parte due imprenditori pratesi: Massimo Durgoni (Peppino Durgoni) e Cristiano Checchi (Cristal Spurgo), insieme al collega fiorentino Stefano Scopetani. «Capiamo che possa essere giusto sbloccare gli scarichi ma è giusto anche trovare un’alternativa. Se Gida e altri impianti non ricevono più, che facciamo dei liquami? La nostra è una catena: se Gida ci avverte dello stop dal 6 agosto, noi dobbiamo avvertire i nostri clienti che non possiamo più dare loro un servizio». Ed è con una mail che l’azienda partecipata dal Comune ha avvertito le ditte comunicando «la decisione di sospendere la ricezione dal 6 agosto».


Dopo i rifiuti tessili, il rischio è che si crei un caos anche per lo smaltimento dei liquami prodotti dalle fosse biologiche. «Si tratta di realtà che svolgono un servizio pubblico e che rischiano di chiudere», spiega l’avvocata Monica Caioli che assiste alcune delle aziende coinvolte. Ma c’è anche un altro allarme, quello dell’abusivismo e del traffico illecito. «Se nei prossimi giorni si vedranno aziende girare per vuotare le fosse biologiche – dicono gli imprenditori – sarà logico chiedersi dove porteranno i liquami».

A questo punto è corsa contro il tempo per cercare di mettere una toppa su questa situazione. Ci sono aziende che, come Peppino Durgoni, fanno dai 20 ai 25 servizi al giorno, oltre alle otto chiamate per le emergenze che mediamente ricevono. Da lunedì 6 agosto, in città si potrebbe avere a che fare con una sgradevole fuoriuscita di liquami dalle fosse biologiche.

La Gida: "Siamo alla ricerca di alternative". La quantità che arriva è di 200mila metri cubi all’anno: le ditte di spurgo raccolgono i liquami e li conferiscono all’impianto di Baciacavallo che, a sua volta, li tratta e li depura trasformandoli in fanghi per altre destinazioni. Questo ha sempre fatto Gida (oltre a gestire la rete dell’acquedotto industriale) e questo non potrà fare più dal 6 agosto. Ha le mani legate, per via di una recente sentenza del Tar lombardo.

«Avremmo chiuso i nostri impianti il 13 agosto per dieci giorni, come avviene tutti gli anni – spiega il direttore di Gida Simone Ferretti – Quest’anno però anticipiamo la chiusura al 6 agosto, in attesa di sviluppi della situazione. Non facciamo altro che ottemperare al provvedimento del Tar». Perché. in fondo, anche Gida è alla ricerca di un’alternativa, come le ditte di spurgo. Quella dei liquami prodotti dalle fosse biologiche è una filiera che sta in piedi solo se si tengono insieme tutti i pezzi. «Una filiera che dà un servizio e che siamo i primi a voler gestire nell’ottica di un’economia circolare», aggiunge Ferretti. Serve probabilmente che anche la Toscana si doti di impianti propri per evitare che i fanghi vengano trasportati in Lombardia. Ma ora serve di più affrontare l’emergenza, da lunedì prossimo.

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