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Toga e dentiera nel bazar di oggetti smarriti dai pratesi e dati in beneficenza
Devoluti oltre cinquecento pezzi a una onlus di Faenza In aumento i portafogli di probabile provenienza furtiva
prato. «E la toga del giudice dove la mettiamo?». Sì, c’è anche questa nel santuario degli oggetti smarriti che i pratesi non reclamano più e periodicamente finiscono in beneficenza. Oggetti lasciati tra i sedili dell’autobus, per strada, accanto al fontanello di acqua pubblica o al supermercato.
Alcuni hanno un valore simbolico e magari racchiudono una storia personale, altri hanno più valenza commerciale. «Muoviamo circa 1200 pezzi all’anno, con un trend che si mantiene costante mentre il materiale risulta sempre più vario», racconta Federica Pasciuti della cooperativa sociale Alice che da tanti anni gestisce il servizio oggetti smarriti per conto della polizia municipale.
Nel dimenticatoio dei pratesi sono finiti nell’ultimo periodo 550 articoli per i quali sono trascorsi i termini di giacenza (corrispondono a un anno). Significa che non hanno un padrone che li abbia mai rivendicati: roba raccolta dai passanti e consegnata alla polizia municipale, oppure portata direttamente al magazzino di via Alighiero Ceri. Non mancano alcuni grandi “classici” come 34 scarpe, 11 ombrelli, 24 biciclette, 50 maglie e felpe, 20 borse e 19 occhiali. Nell’elenco figura anche una toga da magistrato.
«Sappiamo che è stata persa sull’autobus ma nessuno è mai venuta a reclamarla», racconta Federica. E così anche quell’indumento è stato devoluto in beneficenza il 16 luglio scorso all’associazione Don Bosco di Faenza, tra quelle che interessate a rilevare il “tesoretto” degli smemorati di Prato (insieme ad altre due onlus). Ma tra gli scaffali spuntano anche delle stranezze, come una dentiera ritrovata vicino a un fontanello. Chissà di chi è: l’hanno portata due mesi fa all’ufficio oggetti smarriti. E poi tre bastoni da selfie impacchettati: qui viene “parcheggiata” anche la merce abbandonata dagli ambulanti abusivi in fuga.
Non parliamo dei portafogli, rigorosamente vuoti. Senza denaro, senza documenti. Spesso arrivano per posta al magazzino della coop Alice. I passanti li trovano e li imbucano, nella speranza che arrivino a destinazione. E così, chi va a rivendicare il suo borsellino spesso ha una storia di scippo da raccontare. Quando va bene, la patente o la carta d’identità permettono di risalire al proprietario. Altrimenti, diventa impossibile spedire la cartolina prestampata al proprietario per informarlo dell’avvenuto ritrovamento dei suoi documenti, invitandolo a recarsi nell’ufficio specifico.
«La strage degli innocenti si consuma tra i banchi del mercato settimanale, in piazza del Mercato Nuovo – fanno sapere dall’ufficio di via Ceri – Si tratta per lo più di anziani. Purtroppo la lista dei portafogli rinvenuti che ci arriva è in aumento». —
MARIA LARDARA. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
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