Meteo
Un altro storico locale ai cinesi: passa di mano anche il bar Gori
Dopo 54 anni l’attività di Grignano è stata ceduta a una giovane imprenditrice. I dipendenti italiani rimangono al loro posto. Gestione orientale anche per l’Orgiù
Metti una tazzina con gli occhi a mandorla in quel di Grignano. Stessa insegna, nuovo cambio della guardia allo storico bar Gori di via Limberti, all’angolo con via Roma, gestito per cinquant’anni da Marcella Colzi e Valdemaro Gori. Stavolta la nuova proprietà parla cinese. E non è più solo una voce di corridoio, rimbalzata nelle ultime ore con il tam tam sui social network.
Il bar Gori fu venduto nel 2014 all’imprenditore Paolo Faggi che l’ha ceduto ultimamente a una giovane imprenditrice cinese trapiantata da tanti anni a Prato, Valentina per gli amici italiani. Ora è il suo sorriso a sbocciare dietro i vassoi di pasticcini e prelibatezze che sforna dal 1964 la storica pasticceria di Grignano. Se non fossero subentrate Huang Hua e Liu Xiajing, titolari della nuova società “Nuovo bar pasticceria Gori”, magari l’insegna dello storico locale si sarebbe oscurata. Dietro il bancone, a servire caffè, pranzi e aperitivi, rimangono al loro posto i quattro dipendenti italiani. «Per noi non cambia nulla – racconta Sabrina, una lavoratrice – e la nuova titolare è fermamente intenzionata a mantenere la tradizione del locale». Un locale di passaggio dove hanno messo piede più generazioni di pratesi, anche celebrità come Roberto Benigni e Giorgio Panariello. «D’altro canto, se gli italiani non comprano…», è la battuta che si fa scappare il personale del bar. Non è né il primo né l’ultimo passaggio di consegne in salsa orientale che interessa gli storici esercizi della città. D’altro canto, i cinesi annusano l’affare nel settore dei pubblici esercizi ma poi continuano ad avvalersi di dipendenti italiani per non perdere la vecchia clientela.
La stessa sorte era toccata un anno e mezzo fa allo storico bar-pasticceria Orgiù di via Roma, non distante dal bar Gori. Oggi Weng Yu, il titolare dell’Orgiù, dà lavoro a 13 persone, quasi tutti italiani. A cedergli le quote fu Mauro Faggi, cugino di Paolo che ha venduto il bar-pasticceria Gori ai cinesi e continua a essere proprietario del caffè Galileo di via Ferraris. Acquisizioni che spesso passano inosservate, avvolte in un velo di riservatezza, ma che danno la misura di come la diversificazione cinese nel mondo della ristorazione sia in atto da tempo. Dentro le mura, fino a pochi anni fa il bar Imperatore (viale Piave) e il caffè Bacchino (piazza delle Carceri) erano in mano cinese. Ma poi le due attività tornarono ad avere una gestione italiana. Generalmente i cinesi buttano gli occhi su attività storiche, collocate lungo vie di transito (come bar Orgiù e Gori).
Non solo dunque confezioni e pronto moda per i capitani d’impresa del Celeste Impero: secondo l’ultimo rapporto della Camera di commercio sull’imprenditoria straniera, nel 2017 la quota di imprese cinesi nella ristorazione è cresciuta del 4,4%. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
