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Prato

Tribunale 

Cenni e Bernocchi rinnovano le accuse ai vertici di Estra

PAOLO NENCIONI
Cenni e Bernocchi rinnovano le accuse ai vertici di Estra

L’ex sindaco e l’ex assessore hanno testimoniato nel processo per la “guerra del gas” tra il 2010 e il 2011

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prato. L’ex sindaco Roberto Cenni e l’ex assessore Filippo Bernocchi sono stati chiamati ieri a raccontare in Tribunale, in qualità di testimoni, le prime fasi di quella che tra il 2010 e il 2011 fu chiamata la “guerra del gas”, cioè lo scontro tra l’allora giunta di centrodestra e la municipalizzata del gas Estra-Consiag, da sempre feudo della sinistra, dopo la decisione di Cenni e Bernocchi di indire una gara per l’affidamento della distribuzione del gas a Prato.

Sono passati otto anni, Cenni ha fatto in tempo a ricandidarsi e a perdere le elezioni (nel frattempo patteggiando una condanna per bancarotta), mentre Bernocchi non è più assessore e continua a lavorare all’Anci, l’associazione dei Comuni.

Il processo vede indagati a vario titolo per abuso d’ufficio e turbativa d’asta Paolo Abati, allora e ora direttore generale di Estra, Luciano Baggiani, amministratore unico del Gruppo Consiag, Paolo Quercioli, legale rappresentante di Estra Reti, e altri due ex dirigenti di Estra Consiag, Cesare Calistri e Alessandro Puccetti (difesi dagli avvocati Rocca, Denaro e Lucibello), tutti accusati di aver messo i bastoni tra le ruote al Comune di Prato ritardando senza motivo l’invio di atti che dovevano servire a indire la gara.

Bernocchi e Cenni, rispondendo alle domande del pubblico ministero Lorenzo Gestri, hanno ricordato che il Comune decise di fare la gara perché era imminente l’approvazione del cosiddetto “decreto ambiti” che, secondo Bernocchi, avrebbe rischiato di ritardare le procedure per la liberalizzazione delle reti («si rischiava la paralisi amministrativa»). L’ex assessore ha detto che i vertici di Estra erano in possesso di tutte le informazioni utili e avrebbero potuto darle quasi in tempo reale, ma non lo fecero. Cenni ha ricordato che il Comune di Prato ha perso un sacco di soldi per i ritardi coi quali furono espletate le procedure («24 milioni di euro, oltre agli interessi per le somme che il Comune dovette chiedere in prestito»). «A distanza di anni - ha commentato Bernocchi - stupisce che gli imputati siano ancora in posizioni di responsabilità». —

PAOLO NENCIONI.

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