«I diplomati scavalcano i laureati» Lettera di protesta al Ministro
Docenti, professionisti e genitori hanno sottoposto il problema prima a Bussetti «Per ristabilire quel giusto equilibrio dei saperi e delle competenze»
PRATO. «Gentile Ministra, le firme riportate in calce sono quelle di insegnanti, professionisti del settore socio-educativo e genitori, operanti o residenti a Prato. Esse intendono sollecitare una riflessione che auspichiamo trovi in Lei e nei suoi collaboratori una piena condivisione». Cominciava così la lettera di un numeroso gruppo di insegnanti di ruolo, II e III fascia, genitori ed educatori inviata alla ministra Fedeli e che ora ripropongono pari pari, visto che i problemi sono sempre gli stessi, al nuovo ministro dell’Istruzione Marco Bussetti.
«La questione che le sottoponiamo è relativa a quanto quest'anno sta avvenendo nella scuola italiana, dove, attraverso un ricorso, i colleghi diplomati stanno assumendo incarichi - specialmente nelle cattedre di sostegno - scavalcando i laureati.
Una questione che Lei conosce bene dato il clamore e l'indignazione che questa vicenda sta suscitando fra noi insegnanti laureati, fra i genitori, fra le associazioni e i cittadini che stanno osservando quanto accade attraverso i mass media e i social network».
«Non è nostra intenzione entrare nel merito tecnico ovvero nei tecnicismi del sopraddetto ricorso, a cui potrebbero seguire azioni legali e sentenze di segno contrario - continua la lettera - ma poiché riteniamo che la civiltà non la si realizzi a colpi di sentenza, proviamo in queste poche righe ad appellarci direttamente a Lei, perché la questione si risolva ristabilendo una più alta visione delle cose». Il gruppo di insegnanti poi illustra nel dettaglio la questione. «Il titolo della laurea, che tutti noi ci siamo guadagnati attraverso i sacrifici nostri e delle nostre famiglie, deve essere tutelato, innanzi tutto come conquista democratica (ancora da realizzarsi appieno dato che in Europa siamo fra gli ultimi per numero complessivo di laureati).
Qualsiasi siano i criteri che hanno consentito al diplomato di assumere gli stessi incarichi del laureato, in questo caso il sostegno negli insegnamenti teorici (e non tecnico-pratici), questi vanno – secondo noi - rimossi. Diversamente ne conseguirebbero effetti, purtroppo già in essere, che apparirebbero senza dubbio contraddittori».
«Senza un intervento risolutivo da parte sua:si sminuirebbe ancor di più il ruolo del laureato, già minato dall'attuale congiuntura economica, e adesso anche declassato dalla mano pubblica, la quale accetta che venga scavalcato surrettiziamente non da un percorso formativo superiore ma da un artificio legale;si ribadirebbe l'ineluttabilità di una migrazione all'estero dei laureati, oggi esclusi anche dall'opportunità di operare come insegnanti di 3° fascia;si sminuirebbe l'istituto didattico del sostegno, fino ad oggi un vanto rispetto ad altri contesti europei, nel quale, sostituendo l'insegnamento teorico del laureato con quello tecnico pratico del diplomato, si stabilirebbe, in maniera neppure troppo velata, il principio che nel caso della disabilità poco importa il livello di formazione dell'insegnante;
Una visione alta delle cose potrebbe avere come conseguenza un atto politico e di governo che porterebbe, con semplici ed immediati correttivi normativi, a ristabilire quel giusto equilibrio dei saperi e delle competenze». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
