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«A Pitti Filati con ritrovata fiducia»

«A Pitti Filati con ritrovata fiducia»

Pinori (Confindustria): +5,9% per l’export nel primo trimestre dell’anno, ma preoccupano i costi di produzione in crescita

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PRATO. A Pitti Filati con l’ottimismo degli ultimi dati positivi ma anche con le ombre dei costi di produzione crescenti.

Sono 33 le aziende tessili pratesi che quest’anno parteciperanno alla fiera specialistica alla Fortezza da Basso. Tutto pronto per la tre giorni in programma da mercoledì 27 a venerdì 29 giugno, e in vista di Pitti Filati è Confindustria Toscana Nord ad analizzare gli ultimi trend del settore. Segnali significativi di ripresa erano emersi dalla rilevazione congiunturale dell’ultimo trimestre 2017. Il primo trimestre 2018 conferma la tendenza, registrando un +3, 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Export. Buone prestazioni confermate dall’andamento dell’export che, sempre per il primo trimestre, segna +5, 9%, decisamente al di sopra del dato nazionale che si ferma a +2, 2%. Nel decennio 2007-2017 la quota dei singoli mercati esteri sul totale dell’export di filati del distretto pratese ha visto una crescente rilevanza dell’Europa: +1, 6%, con in testa la Germania a +1, 5%, il Regno Unito con +1, 4% e il Portogallo con +1, 2%. Complessa la dinamica del mercato cinese che, sempre nel decennio 2007-2017, ha visto un incremento del +2, 4% come quota sul totale dell’export del distretto, con però una parallela perdita di –3, 7% su Hong Kong.

Punti di forza. «Il nostro punto di forza imprescindibile è il prodotto – commenta Raffaella Pinori, coordinatrice del gruppo Produttori di filati della sezione Sistema moda Confindustria – Il segmento dei filati fantasia per maglieria pratesi rappresenta un’eccellenza assoluta e indirizza verso le aziende del distretto le più grandi firme della moda internazionale; ma anche i filati classici e quelli per tessitura contano realtà di grande rilievo, conosciute in tutto il mondo. A questo si affianca un’attenzione molto forte per il servizio al cliente e per lo sviluppo di soluzioni che vadano incontro alle sue esigenze. Questo Pitti Filati ci trova ottimisti: abbiamo investito molto e contiamo su un’accoglienza positiva da parte dei mercati. Le imprese pratesi del comparto filati vengono da anni segnati da risultati altalenanti, soprattutto per le oscillazioni di tendenze moda più o meno orientate verso la maglieria. Anche i periodi meno felici sono stati utilizzati dalle imprese per innovarsi e darsi una nuova organizzazione. Ci siamo riqualificati».

Costi di produzione in crescita. «Ma non c’è niente di scontato o di acquisito nel nostro buon posizionamento sui mercati – conclude Pinori – Il contesto internazionale è particolarmente incerto e rende difficile la programmazione sia produttiva che dei listini: si pensi al cambio euro/dollaro Usa, ad esempio. Un capitolo particolarmente spinoso è quello dei costi. Gli ordini sono sempre più frazionati e questo per noi significa più lavoro e dispersione di risorse, in un momento in cui anche le lavorazioni lamentano incrementi dei costi, per esempio dei coloranti. Le materie prime hanno subito un’impennata dei prezzi che non è esagerato definire storica: la lana vergine ha toccato i 20 dollari australiani al chilo, quando solo un anno fa era intorno ai 13. Alcune fibre sono diventate difficili anche semplicemente da trovare, al di là del costo molto elevato. L’impegno stesso per la sostenibilità comporta impegni economici non indifferenti. Quello dei costi crescenti è un problema serio, i cui effetti sui listini prezzi non possono non sentirsi. Chi lavora nel settore conosce bene il quadro, sa che questi costi ci sono e che non possono rimanere senza conseguenze. Qualità e servizio costano, soprattutto in momenti come questo». (t. g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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