Il Tirreno

Prato

L’abbazia di S. Giusto attende ancora la partenza dei lavori

L’abbazia di S. Giusto attende ancora la partenza dei lavori

Lo scorso anno un nubifragio fece crollare la volta Dopo aver raccolto i fondi necessari è rimasto tutto fermo

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PRATO. La propositura di San Michele e San Francesco non è la sola chiesa del Montalbano che ha bisogno di cure urgenti. La millenaria abbazia di San Giusto, spersa tra i boschi di Pietramarina, è messa forse peggio. Sette mesi fa almeno sono stati trovati i fondi necessari per intervenire. E non sono pochi: ben 540 mila euro. Il cantiere, annunciato per i primi mesi dell’anno, ancora però non è partito e non si sa perché.

La chiesa romanica, piccola ma slanciata, disadorna all’interno, risale al XII secolo. Fu edificata in cima al Montalbano pratese, a quindici chilometri dal capoluogo, tra i boschi del crinale su una deviazione della via Francigena che passava nella vicina Valdinievole. Era un luogo dunque frequentato da viandanti e pellegrini, che sul far del tramonto, al suono della campana, spesso trovavano rifugio da lupi e briganti, di notte, nel convento che allora sorgeva di fianco, dove oggi c’è una colonica. Al Trecento risale un primo crollo del campanile. I danni che oggi patisce sono però tutti recenti.

Malconcia e bisognosa di cure da almeno venti anni, da pochi si è riscoperta dello Stato. Una storia dunque anche bizzarra. Per più di ottanta anni infatti tutti, in buona fede, avevano pensato che la chiesa appartenesse alla famiglia Contini Bonacossi. Ma così non era e alla fine, grazie alla caparbietà di alcuni cittadini, tra il 2009 e il 2011 sono stati rintracciati i documenti che raccontano un’altra verità. L’abbazia fu donata allo Stato nel 1893, come parte di un pagamento di imposte, dalla famiglia di Tito Cinotti che nel frattempo l’aveva trasformata in una stalla, sconsacrata oramai da quasi novanta anni. Tra il 1925 e il 1926 i Contini Bonacossi comprano tutti i terreni attorno e la colonica, ma non la chiesa. Peccato che lo Stato per più di un secolo si sia però sempre dimenticato di prenderla in carico, alimentando confusione su confusione.Un pasticcio che ha rallentato la messa in sicurezza, nonostante i tanti appelli (e qualche risorsa già pronta), fino a quando lo scorso anno a marzo, sotto i colpi della stessa bomba d’acqua che fece crollare il muro dei giardini della villa medicea di Poggio a Caiano è venuta giù una parte della volta, con il rischio a quel punto che entrasse acqua anche nella cripta sotterranea. Il crollo alla fine ha portato però anche una svolta positiva. Sono arrivati i sopralluoghi della Soprintendenza e le risorse per intervenire. La parte più grossa ce l’ha messa il Ministero per i beni culturali: 500 mila euro (oltre ai 50 mila già stanziati per la messa in sicurezza iniziata nel 2017). Altri 20 mila sono del FAI nazionale e Intesa Sanpaolo, a seguito delle firme raccolte con i “Luoghi del cuore” votati nel 2016: 9.887 voti e trentesimo posto in Italia per l’abbazia di San Giusto. Altri 15 mila euro ce li ha aggiunti l’associazione di cittadini “Gli amici di San Giusto”, creata nel 2016 per accendere richiamare attenzione sullo stato di abbandono in cui versava l'immobile. Cinquemila arrivano dall’amministrazione comunale. Peccato che dopo aver allestito da mesi i ponteggi, nessuno ancora vi lavori. (w.f.)



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