Il Tirreno

Prato

Prato, i poliziotti del Dragone applauditi come star a Chinatown

di Giuseppe Boi
Prato, i poliziotti del Dragone applauditi come star a Chinatown

Abbiamo seguito i due agenti della Repubblica popolare durante i controlli Senza pistola ma con la telecamera. «La nostra comunità è in allarme per i furti»

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PRATO. Più che poliziotti sembrano delle star. Attraversano le strade tra due ali di folla ripresi dai telefonini e accompagnati da giornalisti e cameraman. Tra questi anche una televisione cinese non specificata: «I can’t speak with italian journalists», pronuncia in inglese mandarino la collega con precisi ordini da rispettare. Mentre è proprio quello di parlare il compito che devono assolvere Li Xiang e Hu Weibo, poliziotti cinesi da ieri in servizio a Prato grazie a un accordo di cooperazione internazionale firmato all’Aia da Italia e Cina. E lo fanno cortesemente con noi giornalisti, più concretamente con i tanti connazionali che vivono in città. «Saremo un ponte tra italiani e cinesi», hanno spiegato ripetendo a mo’ di ritornello quanto detto già il giorno prima in conferenza stampa. E così hanno parlato con i tanti cinesi incontrati per strada che chiedono sicurezza e aiuto «soprattutto contro furti e scippi dei marocchini».

Una richiesta non a caso: gli episodi di criminalità subiti della comunità cinese sono diversi. Ma quel additare i marocchini è un esempio di “europeizzazione”, perché i criminali sono spesso anche dell’est Europa o italianissimi. Ma una comunità “straniera” in cui la maggior parte dei componenti, o quasi, è nata in Italia, è forse condizionata nella percezione reale dei reati.

Una “contaminazione” che si nota anche con il diverso approccio che i cinesi pratesi hanno con Li e Hu. Gli anziani li fermano per strada e li omaggiano con un inchino stringendo loro la mano. Le giovani generazioni si dividono: i ragazzi guardano incuriositi, e anche con sospetto, questi due agenti con una divisa da vigili urbani degli anni ‘70; le ragazze invece li fotografano, sorridono e li salutano dalle porte dei negozi e dalle automobili.

«Il fascino della divisa esiste anche in oriente», commenta scherzando uno dei due poliziotti italiani in servizio con i colleghi venuti dalla Cina. I rappresentanti delle nostre forze dell’ordine sono armati di pistola, quelli della Repubblica Popolare no ma hanno comunque uno strumento di controllo: una videocamera per riprendere gli interventi che portano appesa al taschino della camicia.

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Chissà se ieri era accesa durante il primo giorno di servizio congiunto. Insieme ai poliziotti e al Tirreno hanno visitato il mercato di via Filzi per poi proseguire in via Pistoiese e arrivare davanti al Comune. Una passeggiata in cui i due poliziotti mandarino hanno scambiato battute e sorrisi con i connazionali e, soprattutto, comunicato con loro. «Il nostro compito e aiutare i colleghi italiani a superare la barriera linguistica con i cinesi di Prato – spiegano – Anche i nostri connazionali hanno paura per scippi, borseggi e furti. Per noi è professionalmente importante ed è fondamentale dare un aiuto alla polizia».

Aiuto che si aggiunge all’opportunità, fino al 16 giugno, di vivere in una realtà che li entusiasma. «Prato è molto bella, il cibo è buonissimo», concordano sorridendo. Anche se, al posto di un buon caffè, continuano a bere tè verde. C’è ancora tempo per italianizzarli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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