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Gli industriali volevano l’inceneritore

Gli industriali volevano l’inceneritore

Confindustria: «Ci dica il presidente Rossi dove smaltirà i rifiuti. Si rischia l’aumento delle tariffe»

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PRATO. Gli industriali non hanno capito l’esultanza della Regione dopo la bocciatura dell’inceneritore di Case Passerini e sospettano che si sia voluto cancellare il termovalorizzatore per favorire la nuova pista dell’aeroporto di Peretola.Questo il senso di una nota diffusa ieri da Confindustria Toscana Nord. Che pone due domande al presidente della Regione Enrico Rossi: «Come intende gestire i rifiuti del tessile, della carta, del manifatturiero in genere, da domani a quando il suo piano porterà risultati? Quali soluzioni propone per il 30% di rifiuti solidi urbani che rimarrebbero comunque da smaltire, più i rifiuti delle imprese?».

«Come Confindustria Toscana Nord - si legge nella nota - ribadiamo che l’alternativa “o il termovalorizzatore o l’aeroporto” rappresenta un mercanteggiamento che il territorio non si merita; vanno realizzate le infrastrutture che occorrono, senza ricorrere a tattiche o espedienti. Non si capisce, in ogni caso, la ragione di tanta soddisfazione nel presidente Rossi, con un problema rifiuti che monta di giorno in giorno e lo spettro di incrementi forti di costi di smaltimento per imprese e famiglie. Una verità, questa, che andrebbe detta con chiarezza ai cittadini. Ammesso poi che si trovino fuori regione impianti con capienza sufficiente a far fronte anche ai rifiuti della Toscana, oltre che di altre aree d’Italia altrettanto imprevidenti. Intanto nella nostra regione si assiste alla chiusura di termovalorizzatori già esistenti (per Ospedaletto, nel pisano, è stata decisa in questi giorni) e a discariche che chiedono di ampliarsi mentre l’Unione Europea impone di chiuderle. La Regione Toscana intende incentrare la gestione degli scarti civili e industriali sul riuso e sul riciclo, portando la raccolta differenziata (che peraltro non significa sempre riciclabile e recuperabile) a oltre il 70%: obiettivo condivisibile anche se occorrerebbero politiche di incentivazione per il consumo dei prodotti riciclati, che faticano ad affermarsi sui mercati. Con obiettivi così ambiziosi occorre fare i conti col fattore tempo da un lato, con la forte rimanenza di residui non riciclabili dall’altro. Occorrono almeno due o tre decenni perché arrivino risultati significativi da politiche ambientali forti, decise e attrezzate anche a sanzionare e reprimere gli abusi: le esperienze realizzate nel mondo, da quella notissima di San Francisco ad altre, non lasciano spazio a dubbi. Inoltre rimarrebbe sempre il problema di come smaltire il restante 30% e i rifiuti industriali, che non sono poca cosa. Un esempio: considerando l’area Firenze-Prato-Pistoia, se anche tutte raggiungessero la quota di differenziata più elevata, che è quella di Prato con il 70%, rimarrebbero almeno 250. 000 tonnellate di rifiuti solidi urbani da smaltire ogni anno, alle quali sono da sommare 50. 000 tonnellate di rifiuti tessili e ulteriori volumi di altri settori. Una mole imponente».

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