Il Tirreno

Prato

La Cgil: "Fare luce sui pasti serviti agli anziani della Rsa"

La Rsa Villa San Giusto in via della Solidarietà
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La Rsa Villa San Giusto in via della Solidarietà

Il segretario della Funzione pubblica ha presentato un esposto in Procura nel quale si segnala una presunta incongruenza tra il numero di pasti acquistati e quello degli ospiti della casa di riposo di San Giusto

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PRATO. La Funzione pubblica della Cgil di Prato ha presentato un esposto nel quale chiede alla Procura che si facciano accertamenti sulla gestione della Residenza sanitaria assistenziale Villa San Giusto, in via della Solidarietà, tra via di Reggiana e la Declassata. In particolare il segretario della Funzione pubblica, Sandro Malucchi, vorrebbe capire se i gestori della casa di riposo abbiano acquistato un numero di pasti inferiore a quello degli ospiti presenti, lucrando sulla differenza.

L’esposto nasce da una segnalazione anonima che è stata recapitata al sindacato il 26 aprile. Nella segnalazione si faceva riferimento all’apparente incongruenza dei numeri e venivano allegate un paio di bolle di accompagnamento relative alla giornata del 22 aprile dalle quali sembra risultare l’acquisto di 18 pranzi e 18 cene. «Risulta al sottoscritto - ha spiegato Malucchi nell’esposto, presentato in Procura il 30 aprile - che gli utenti inseriti nella Rsa Villa San Giusto siano 30, di cui uno soltanto alimentato per Peg (cioè nutrito con un sondino, ndr)». E dunque il sindacalista chiede che si valutino «gli eventuali profili di illiceità in virtù di un’evidente discrasia tra i 18 pasti ordinati e distribuiti e i 29 anziani non autosufficienti inseriti nella Rsa».

«Il nostro esposto - spiega ancora Malucchi - lo abbiamo girato ai Comuni, all’Azienda sanitaria e alla Società della salute. Mi risulta che sia stata fatta un’ispezione e ora anche noi attendiamo i risultati. Se fosse vero quello che sospettiamo sarebbe una cosa molto preoccupante». La retta della casa di riposo di San Giusto è di 105 euro al giorno, metà garantiti dalla Regione e il resto dal Comune o dalla famiglia dell’anziano. La Regione calcola che le strutture di questo tipo con meno di 40 ospiti difficilmente siano redditizie, ma questo secondo il sindacato non giustifica la diminuzione dei requisiti di qualità nell’assistenza.

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