Il presidio
A Prato aperto un fascicolo per omicidio
L’autopsia dovrà stabilire l’ora del decesso di Elisa Amato e di conseguenza la Procura che dovrà occuparsi del caso
PRATO. Un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio è stato aperto dal sostituto procuratore della Repubblica di Prato, Valentina Cosci, che ieri mattina ha ricevuto gli atti dalle forze dell’ordine circa l’assassinio di Elisa Amato da parte del suo ex fidanzato Federico Zini, poi a sua volta suicidatosi.
La procura ha già chiesto e ricevuto informazioni negative circa l’esistenza di una qualche seppur minima nota di servizio che avvalorasse una ipotetica richiesta di aiuto o semplicemente una segnalazione anche solo di paura da parte della giovane donna rimasta vittima del suo ex fidanzato che, da quanto emerso dalle testimonianze raccolte fra la sorella Elena e alcune amiche, era da tempo sotto pressione e oggetto di stalking da parte dell’ex fidanzato. Tutto negativo, esattamente come già detto dalla sorella che ha ammesso che Elisa voleva bene «a quel ragazzo che comunque aveva dei problemi, era disturbato, ma non lo aveva mai denunciato».
La famiglia Amato intanto ha incaricato l’avvocato Antonio Bertei di seguire l’inchiesta e non ha voluto nominare alcun perito che presenzi all’autopsia che è stata disposta per oggi alle 14 dalla Procura di Pisa che, per ora, conduce le indagini visto che i due corpi sono stati scoperti nel territorio di San Miniato e si tiene in contatto con quella di Prato. A decidere quale delle due procure avrà la competenza per seguire il caso sarà l’autopsia. In base all’ora del decesso di Elisa Amato verrà stabilito se sarà Prato o Pisa a doversene occupare. Sì, perché anche se alcuni testimoni hanno dichiarato di aver sentito tre colpi di pistola nel parcheggio di via Brasimone a Galciana e di aver visto il venticinquenne caricare di peso il corpo di Elisa sull’auto prima di partire, è anche vero che per terra non è stata trovata alcuna traccia di sangue. E se anche fosse stata ferita a Prato non è detto che le ferite possano essere state fatali e quindi il decesso potrebbe essere avvenuto per dissanguamento diverse ore più tardi quando Federico Zini era già arrivato nel parcheggio di San Miniato dove poi ha deciso di suicidarsi. Una competenza solo burocratica visto che il caso è già di per sé chiuso con l’assassino non più punibile perché a sua volta deceduto.
Allo stato attuale sembra anche fumosa la ricerca di eventuali altre responsabilità legate al rilascio del porto d’armi che ha consentito al venticinquenne di comprarsi una pistola, o ad una mancata tutela della giovane da parte delle forze dell’ordine visto che non ha mai manifestato ad alcuna autorità le sue preoccupazioni per quel suo ex fidanzato troppo insistente e incapace di accettare la fine della relazione.
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