Il presidio
«Abbiamo dato fiducia a chi non la meritava»
Parla un’amica di Elisa, la giovane uccisa a colpi di pistola dall’ex fidanzato «Eravamo tutti preoccupati, ma non pensavamo potesse arrivare a tanto»
PRATO. «Certo, eravamo tutti preoccupati. Probabilmente abbiamo dato fiducia a una persona che non se lo meritava...».
Caterina ha il volto segnato dal dolore. Stringe il volante della propria auto come per trovare un appiglio, un punto di equilibrio in una mattinata che di equilibrio non ne ha e non ne può avere. Caterina è una delle amiche più care di Elisa Amato ed è stata tra le prime a presentarsi ieri mattina in via Brasimone, a Galciana, quando i cronisti hanno iniziato a riempire il marciapiede davanti all’abitazione della vittima, la trentenne uccisa nella notte a colpi di pistola dall’ex fidanzato Federico Zini, di cinque anni più giovane.
Lei, Caterina, ha saputo quello che era successo dal fidanzato della sorella di Elisa. Fanno parte della stessa compagnia ed escono spesso insieme. «Sapevamo che doveva andare a lavorare alle 14 - racconta - Stamani non si trovava, comunque sapevamo che doveva lavorare e tutti pensavamo che prima del lavoro si sarebbe fatta viva. E poi è arrivata la chiamata dei carabinieri...».
Dell’ex fidanzato non può che parlare male: «Una persona che secondo me non era normale. Ce l’ha fatta a fare quello che voleva fare».
Caterina sembra non avere dubbi sul fatto che si sia trattato di un gesto lungamente premeditato, come i primi elementi emersi in giornata portano a credere (il porto d’armi preso di recente, l’acquisto della pistola, il portarsi la pistola con sé in piena notte per andare a trovare l’ex fidanzata).
A chi le chiede se Elisa fosse preoccupata, se avesse manifestato qualche timore coi familiari o con gli amici, l’amica risponde che c’erano problemi da un po’ di tempo. «Eravamo tutti preoccupati, però non pensavamo che si arrivasse a tanto».
Caterina ha un pensiero anche per i genitori di Elisa: «Sono persone di una certa età, c’è il rischio che la loro vita sia finita qui, con la morte della loro figlia. Pensi sempre che una cosa del genere non ti possa succedere, però poi ti succede e non hai gli strumenti per reagire. Ci vorrà un po’ di tempo. Per noi e per loro».
A microfoni spenti, Caterina fa capire che la situazione era effettivamente seria. Che di fatto Elisa era sottoposta a un’autentica persecuzione. Che, nonostante la loro relazione sentimentale fosse finita da circa un anno, lui continuava a chiamarla e spesso l’aspettava sotto casa. Ma evidentemente in questa storia hanno convissuto due racconti inconciliabili. Gli amici di Elisa sapevano che la storia era finita e che lei non aveva intenzione di riprenderla. A San Miniato, invece, forse Federico è stato più vago anche con amici e familiari, si è tenuto le cose dentro, ha covato una delusione che piano piano si è trasformata in rabbia. La madre di lui dice che lei lo aveva chiamato un paio di settimane fa per andare a farsi un tatuaggio. Una circostanza che, se confermata, farebbe intuire che non c’era stata una rottura totale. Che ci fosse insomma, come capita spesso, un po’ di tira e molla che ha convinto lui di poterla riconquistare.
Un’amica di lei dice che si erano conosciuti su Internet. Il che può voler dire su un sito di incontri o più probabilmente scambiandosi messaggi su Facebook.
Sembravano una coppia affiatata, almeno fino all’anno scorso, quando qualcosa è andato storto e l’incanto si è rotto. Lui però non se n’è fatto una ragione e per mesi ha continuato a cercarla per riannodare quel filo che si era spezzato.
Paolo Nencioni
Servizi alle pagg. 2 e 3
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