Il presidio
Infermiera si giustifica «Eravamo sotto pressione»
Anziani maltrattati, nelle risposte di Maria Cristina Latessa al pm e alle parti civili un quadro di piccoli e grandi soprusi lamentati a voce ma mai denunciati
PRATO. «Ingoia, ingoia! Devi ingoiare se no ti mando all’ospedale». L’infermiera tenta di somministrare una pasticca ad un’anziana ricoverata che non ne vuole sapere. Un monologo che dura per qualche interminabile minuto, contenuto in un file audio registrato fra il 2014 e 2015 in una stanza della rsa di Narnali. Il cd è stato ascoltato ieri mattina in un’aula del tribunale di Prato, di fronte al giudice Francesca Scarlatti, dove si celebrava un’udienza della seconda parte del processo per i maltrattamenti nella residenza assistituta. Sono conversazioni degli operatori sanitari mentre stanno accudendo alcuni anziani. Poco dopo la conversazione si fa ben più pesante, quando un’altra operatrice apostrofa pesantemente un’anziana con battute a sfondo sessuale: «Hai voglia? Vergogna, hai cent’anni ed ancora hai voglia». Le offese proseguono con battute impubblicabili, mentre in sottofondo si sentono delle risate di donne. In un altro passaggio rivolto ad un’anziana con difficoltà respiratorie: «Tanto muori, se vuoi avvisiamo tua sorella così la saluti». E poi: «Sei ricca… così magari quando arrivi al cimitero qualcosa tocca anche a me». Viene ascoltata una delle quattro imputate di questa seconda parte del processo, l’infermiera Maria Cristina Latessa, che in quelle poco amabili conversazioni si riconosce solo nella parte della pillola da ingoiare. Viene sentita dal proprio difensore, l’avvocato Antonino Denaro, poi interrogata dal pm Egidio Celano e quindi da due avvocati di parte civile. Una delle accuse principali a carico della donna è quella di aver usato la mano pesante nei confronti di alcuni ricoverati, costringendoli a mangiare, a bere e a prendere farmaci con la forza, esercitando una forte pressione col cucchiaio sulla bocca. In altre occasioni viene accusata di aver fatto la voce grossa usando epiteti un po’ troppo coloriti e parolacce contro gli anziani. La donna ha affermato di avere sì un caratteraccio, ma di aver agito sempre «nell’interesse e nel bene degli anziani e delle famiglie che pagano la retta. Non come altri che se ne fregavano e li lasciavano lì. Molti anziani non mangiano e non si idratano da soli, dobbiamo guidarli è sbagliato lasciarli andare. Gli oss (operatori sanitari) chiamavano me anche per svolgere compiti che toccavano a loro, come imboccare un paziente». La donna ha riconosciuto di aver pronunciato frasi pesanti, ma solo per “sfogo”. «Eravamo sotto pressione per via dell’organico carente e del super-lavoro. Questo almeno a partire dal 2010-2011». L’infermiera si è anche lamentata per l’atteggiamento di alcune colleghe. Il pm Celano le ha chiesto se ha messo nero su bianco queste lamentele e la donna ha ammesso di non averlo mai fatto. «Ci si lamentava tutti i giorni coi coordinatori, ma al bar, ma quando arriva il momento di denunciare scappano tutti».
Francesco Albonetti
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