Il Tirreno

Prato

Picchia la figlia sedicenne per obbligarla a lavorare

Picchia la figlia sedicenne per obbligarla a lavorare

Confezionista di 41 anni arrestato per maltrattamenti nei confronti della ragazza Pretendeva che desse una mano nell’azienda di famiglia dopo la scuola

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PRATO. C’è uno scontro tra due generazioni, e forse ormai tra due culture, dietro all’arresto di un confezionista cinese di 41 anni accusato di aver picchiato sistematicamente la figlia di 16 per obbligarla a lavorare contro la sua volontà nell’azienda una volta uscita da scuola, nel pomeriggio e fino a sera inoltrata. L’uomo è stato arrestato lunedì dalla polizia municipale in esecuzione di un’ordinanza di custodia chiesta dal sostituto procuratore Laura Canovai e firmata dal gip Lippini, al termine di indagini che sono durate un po’ più di un mese, come ha spiegato ieri il commissario Roberto Platania, della sezione di polizia giudiziaria.

A far scattare gli accertamenti è stata una segnalazione proveniente dalla scuola media superiore frequentata dalla sedicenne. Gli insegnanti avevano notato qualche assenza di troppo, ma soprattutto i segni della violenza sul volto della ragazza. Ecco perché la giovane, all’insaputa dei genitori, è stata avvicinata dalla Municipale e ascoltata nel corso di un’audizione protetta, durante la quale ha confermato quello che gli inquirenti sospettavano. E cioè di essere stata oggetto di spintoni, pizzicotti e schiaffi da parte del padre tutte le volte che si è lamentata per l’obbligo di lavorare nella confezione di famiglia dopo essere uscita da scuola. Una situazione che, stando a quanto riferito, andava avanti da più di un anno, ma che la ragazza non ha avuto la forza di denunciare. E nemmeno la madre, che viene descritta come una donna sottomessa ai voleri e ai valori del marito. Valori che, stando all’impressione che se ne sono fatti gli inquirenti, si possono riassumere nel motto: il lavoro prima di tutto. Certamente prima della scuola, anche se il padre non pretendeva che la figlia lasciasse gli studi. Si “accontentava” di metterla a lavorare in confezione, nella zona di San Paolo, non lontano dall’abitazione dove l’uomo vive insieme alla moglie e alla figlia, quando tornava a casa da scuola. C’è anche un fratello maggiore, che però ora vive per conto suo.

Uno scontro tra generazioni e forse tra culture, si diceva. Il padre è arrivato qui venti anni fa, parla perfettamente l’italiano, ma probabilmente non si è integrato a sufficienza. Ha un paio di precedenti per guida in stato di ebbrezza e gioco d’azzardo. La figlia invece è descritta come una ragazza perfettamente integrata coi compagni italiani e di altre nazionalità. Una ragazza che vive una doppia esistenza, quella fatta di regole mal sopportate in famiglia e quella di una normale adolescente che ha voglia di uscire con gli amici e divertirsi. Ha anche qualche problema di salute che, stando a quanto riferito dalla Municipale, sarebbe stato sottovalutato dai genitori, che non le avrebbero assicurato le cure necessarie.

Dicono che quando gli uomini della sezione di pg della Municipale sono andati a eseguire l’ordinanza di custodia nella confezione gestita dal padre, l’uomo non abbia fatto una piega. È rimasto in silenzio e non ha protestato. Forse si aspettava qualcosa del genere. Ora è rinchiuso in una cella del carcere della Dogaia, in attesa di essere interrogato dal giudice per le indagini preliminari al quale, se vorrà, potrà spiegare i motivi del suo comportamento.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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