Il presidio
Il Sunia: «Più tempo agli stranieri»
Contributi affitti, il sindacato degli inquilini contesta lo stop alle autocertificazioni
PRATO. No del Sunia ai limiti alle autocertificazioni patrimoniali che hanno causato il crollo delle domande per il contributo affitti comunale e dei sostegni erogati ai cittadini stranieri. Secondo il sindacato degli inquilini privati e degli assegnatari di edilizia pubblica la scelta del Comune, la norma del decreto mille-proroghe applicata dall’amministrazione pratese, va contro la stessa volontà del legislatore, e chiede alla stessa di concedere più tempo agli immigrati per produrre la documentazione necessaria.
Dall’anno scorso il Comune di Prato non accetta più le autocertificazioni patrimoniali dei cittadini stranieri per poter accedere alla graduatoria del contributo affitti. Una scelta definita dagli amministratori «non discriminatoria, anzi di legalità vista l’impossibilità di effettuare verifiche sulle autocertificazioni patrimoniali dei cittadini stranieri. I non italiani residenti continuativamente in Toscana da almeno 5 anni, o che lo sono in Italia da 10, possono presentare domanda e ottenere gli aiuti, ma per essere ammessi alla graduatoria devono presentare un attestato in lingua italiana rilasciato dalla loro ambasciata o dal loro consolato». Queste disposizioni hanno però portato a un crollo delle domande e soprattutto dei contributi assegnati agli stranieri. Si è passati dai 323 sostegni erogati nel 2016, agli appena 13 del 2017.
La decisione è arrivata in applicazione di una norma del decreto mille-proroghe e il Sunia contesta proprio questo. «La parificazione nel diritto alla autocertificazione da parte di un cittadino proveniente da paesi terzi è stata introdotta, anche se parzialmente, dal Dpr 445/2000, che prevede i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione regolarmente soggiornanti in Italia possano utilizzare le dichiarazioni sostitutive – sottolinea il sindacato –. Da tale equiparazione erano escluse le procedure concernenti la disciplina dell’immigrazione e la condizione dello straniero, ma il limite è stato soppresso nel 2012 con il decreto legge n° 5 con effetto dal 31 dicembre dello stesso anno. Purtroppo questa scadenza viene rinviata di anno in anno (dal decreto mille-proroghe o dalla finanziaria, ndr).
«È lo stesso legislatore a prevedere la giusta equiparazione», sottolinea il sindacato che aggiunge: «Ciò che condanniamo è il continuo rinvio dell’entrata in vigore di una norma di civiltà. Alla luce di questa normativa, ancorché esecrabile, vanno create le condizioni per il suo rispetto ed è su questo che chiediamo un impegno».
Un impegno che, per quanto riguarda il Comune, consisterebbe in una concessione di tempo agli stranieri: «Non concedere un tempo adeguato per ottenere una documentazione complessa – spiega il Sunia – e obbligare a presentarla con la domanda, diventa nei fatti una discriminazione».
Giuseppe Boi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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