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Il Politeama dovrà rifare la facciata posteriore
Prato, lavori da oltre 100.000 euro per adeguamenti richiesti dai Vigili del fuoco. Intanto il Comune corre ai ripari per evitare la dismissione della partecipata
PRATO. Il Politeama non ha ancora risolto i problemi legati alla riforma Madia, che impone ai Comuni di “sganciarsi” dalle società partecipate che non rispondono a certi requisiti, che incombe un’altra tegola più urgente: la ristrutturazione della facciata posteriore del teatro, quella che guarda via Tintori. Il costo dei lavori preventivato si aggira sui 100-120.000 euro, che non dovrebbero gravare sul bilancio, quest’anno ulteriormente rimpolpato di ulteriori 75.000 euro rispetto al contributo già aumentato nel triennio 2014-2016.
«Si tratta di lavori richiesti dalla spa non più rinviabili – spiega l’assessore alla cultura Simone Mangani – primo perché era il tempo giusto per farli, ma soprattutto per interventi di messa a norma richiesti dagli organi di vigilanza. Il progetto è stato presentato ai vigili del fuoco e hanno dato l’ok. I lavori inizieranno subito dopo la fine della stagione, non solo quella prevista nel cartellone, ma anche i saggi finali dei corsi di teatro. Quindi si parla dell’estate. Trattandosi di lavori esterni, anche dovessero protrarsi più in là, non confliggono con le attività che si svolgono nella sala».
Partecipata da dismettere o da trasformare. I lavori al retro del Politeama solo uno degli argomenti trattati dalla riunione congiunta delle commissioni comunali cultura e bilancio, alla quale è intervenuta anche la presidente Roberta Betti. In vista dell’approvazione del bilancio della spa - che avverrà a fine mese con una chiusura in utile pari a qualche migliaia di euro - il vero nodo da sciogliere è quello della legge sulle partecipate. Secondo la legge, i Comuni devono dismettere le partecipate che hanno la forma giuridica di società (il Politeama è una spa), avere un fatturato medio di 500.000 euro nel triennio (il Politeama si ferma a 370.000 euro) e avere un numero di dipendenti superiore a quello del cd (il Politeama ha 4 dipendenti e 7 componenti del cda). Il Comune ha tempo fino a settembre per mettersi in regola col Ministero e sono in corso gli aggiustamenti per sanare la situazione.
«A breve inizierà una modifica dello statuto che prevede una diversa composizione del cda – dice Mangani - dove peraltro i consiglieri di amministrazione svolgono la loro missione a titolo gratuito. Nel frattempo è stato assunta un’altra persona. Quanto al fatturato, per rispettare il requisito abbiamo accertato che se il fatturato è inteso come ricavi, se si sommano i contributi del Comune, aumentati ulteriormente rispetto agli anni passati, e quelli degli altri soci, gli utili complessivi del Polteama superano la cifra richiesta e in tal senso ci sono d’aiuto ci sono pronunciamenti della Corte dei conti relativi a situazioni simili in altre realtà».
Il piano di salvataggio: una trasformazione da Spa a Fondazione. Politeama spa è l’unica società partecipata del Comune (che è socio di maggioranza col 35% delle quote) per la quale è stato necessario approvare il piano di razionalizzazione, in quanto non rispetta i criteri della riforma Madia. «Quando la società nacque fu scelta la spa perché all’epoca con questa forma giuridica poteva ottenere più finanziamenti» spiega l’assessore Simone Mangani. La strada è quella di cambiare lo statuto modificando l’assetto giuridico da spa in associazione o fondazione e collegandola ad un altro ente culturale.
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