Il presidio
Travolse e uccise Ravidà Condanna confermata
Due anni e due mesi al trentenne che era accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso in relazione alla morte del diciannovenne foggiano
PRATO. La terza sezione penale della Corte d’appello di Firenze ha confermato la condanna a due anni e due mesi per Habib Aznagh, il trentenne marocchino che la notte del 3 gennaio 2015 travolse e uccise lo studente diciannovenne Giancarlo Ravidà in via Valentini. Ravidà, originario di Foggia e figlio di un medico in servizio all’ospedale di Prato, fu trovato in fin di vita vicino al marciapiede e successivamente si scoprì, grazie alle immagini riprese da una telecamera di sorveglianza, che era stato investito da un’auto il cui conducente non si era fermato a prestare soccorso.
L’auto, anche questo si scoprì più tardi, si era fermata qualche decina di metri più avanti e il conducente, Habib Aznagh, si era mescolato ai primi soccorritori, senza però dire subito che c’era lui alla guida della vettura. Per questo nel maggio del 2016 è stato condannato a due anni e due mesi di reclusione per omicidio colposo e omissione di soccorso nell’ipotesi prevista dal sesto comma dell’articolo 189 del Codice della strada. E cioè per non aver rispettato l’obbligo di fermarsi. Il settimo comma invece, non contestato al trentenne marocchino, punisce il mancato rispetto dell’obbligo di prestare soccorso. I familiari della giovane vittima, che si sono costituiti come parte civile, erano assistiti dall’avvocato Luca Brachi, mentre l’imputato era difeso dall’avvocato Leonardo Pugi. (p.n.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
