Italia
L’ex finanziere gelataio chiede il rito abbreviato
È accusato di estorsione, falso ideologico e truffa. A far scattare l’indagine fu la denuncia che la fidanzata presentò quando finì la storia e lui la licenziò
PRATO. In sei, che erano imputati per favoreggiamento, hanno chiesto la sospensione del processo con la messa alla prova. Provvedimento che si può chiedere una sola volta nella vita, solo se si è incensurati e se il reato per il quale si è imputati prevede una sanzione pecuniaria o una pena inferiore ai quattro anni. La messa alla prova poi, deve anche andare a buon fine. Lui, l'ormai ex finanziere visto che è stato destituito dal corpo della Guardia di Finanza l'anno scorso - primo ed unico caso del genere in Italia - ha chiesto di poter adire al rito abbreviato per rispondere delle accuse di estorsione, falso ideologico e truffa. E il processo si svolgerà il prossimo 22 maggio. Per altri tre c’è la richiesta di rinvio a giudizio da parte del sostituto procuratore della Repubblica, Laura Canovai, non avendo fatto richiesta di alcun rito alternativo.
Sullo sfondo e all'origine di questa vicenda che sta per concludersi c'è la denuncia dell'ex fidanzata del finanziere che ha lavorato per un certo periodo nella gelateria che il trentatreenne aveva aperto usando il nome e i dati dell'omonimo cugino di Caserta che faceva da prestanome. La donna, dopo la fine della relazione si era vista licenziare e, per giunta, negare le spettanze che riteneva le fossero dovute. Visto l'impossibilità di arrivare ad un accordo la donna decise di rivolgersi alla procura denunciando non solo che era stata pagata a nero ma anche di essere stata minacciata dall'ormai suo ex (fidanzato e datore di lavoro), che faceva leva proprio sul fatto che apparteneva alle forze dell'ordine, per indurla a desistere dal richiedere le sue spettanze e dall'adire vie legali. Questa denuncia a carattere sindacale in realtà ha fatto emergere tutta una serie di incongruenze da parte del finanziere che, di fatto faceva anche il gelataio non solo fuori dal servizio ma, a volte, anche durante il servizio, assentandosi dai suoi compiti. Le indagini hanno permesso di appurare fin da subito che il negozio era intestato al cugino omonimo, più giovane di tre anni, ma che di fatto era un prestanome visto che era il finanziere a gestire il locale, tenere la contabilità e ad avere i rapporti con banche e fornitori. L'inchiesta penale ha evidenziato anche il reato di falso ideologico in quanto il finanziere con lo scopo di favorire due dipendenti, faceva in modo che percepissero l'indennità di disoccupazione, pagandole con un solo vaucher e il resto delle ore a nero. Le due dipendenti in questione, sono indagate per favoreggiamento e viene loro contestata anche l'indebita percezione dell'indennità. C'è di più. A latere rispetto all'inchiesta principale, è emerso che l'uomo - secondo gli investigatori - ha truffato un'assicurazione presentando il conto di falsi incidenti: acquistava auto incidentate, fingeva di aggiustarle e poi ne denunciava il furto. In questo modo riusciva ad intascare gli assegni del risarcimento da parte delle compagnie. Giochino che, in un caso, gli ha fruttato 25.000 euro. Tra gli altri indagati per favoreggiamento, oltre al cugino prestanome e alle due dipendenti, figurano un commercialista, un medico, un ingegnere e un consulente, quasi tutti provenienti dalla provincia di Caserta, luogo di origine del finanziere, che avrebbero tentato di falsare le carte quando il finanziere si è accorto di essere indagato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
