Detenuto tenta di strangolare l’ispettrice
Aggressione alla Dogaia, insorgono i sindacati e Cirielli (Fratelli d’Italia) chiede di abolire il regime delle celle aperte
PRATO. Paura alla Dogaia mercoledì mattina, per una ispettrice della polizia penitenziaria che è stata aggredita da un detenuto. Secondo quanto riferisce la Funzione pubblica Cgil, il detenuto, un giovane africano in carcere per violenza sessuale, avrebbe preso per il collo la donna tentando di strangolarla. Grazie al pronto intervento degli altri agenti è stato evitato il peggio. Oltre ad esprimere solidarietà e massima vigilanza all’ispettrice, la Fp Cgil sottolinea il fatto che, «presso il carcere pratese sono rinchiusi decine di detenuti considerati comuni ma in realtà con gravi problemi psichiatrici. Questo vuol dire che devono convivere ed essere gestiti con la restante popolazione detenuta. È impensabile oltre che pericoloso che gli stessi possano essere governati con le stesse risorse professionali e materiali. Da anni denunciamo questo fenomeno e invano assistiamo a questo stillicidio nel silenzio più assordante delle istituzioni».
Solidarietà agli agenti anche da parte del sindacato autonomo Sappe, che col suo segretario Donato Capece punta il dito contro l’organizzazione del sistema carcerario: «Lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti – lavorare, studiare, essere impegnati in una qualsiasi attività – è controproducente perché li lascia nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti».
«Il regime delle celle aperte che consente ai detenuti di vagare per 8 ore al giorno senza alcuna attività rieducativa va abolito». Gli fa eco in una nota il Questore della Camera dei Deputati, Edmondo Cirielli, responsabile Giustizia di Fratelli di Italia, esprimendo solidarietà all’ispettrice e all’agente di polizia penitenziaria aggrediti nel carcere della Dogaia da un detenuto originario del Togo. «Grazie alla denuncia del sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), oggi veniamo a conoscenza dell’ennesimo episodio di violenza che si consuma nelle carceri italiane ai danni della polizia penitenziaria» spiega Cirielli. «Le forze politiche che sono in maggioranza in Parlamento decidano di pensionare le norme volute dal Pd e dal ministro della Giustizia Andrea Orlando. Difendere l’incolumità degli agenti sia una priorità mentre continuare su questa strada significa legittimare aggressioni e offese da parte dei detenuti. Noi come Fratelli di Italia non abbiamo alcun dubbio. E dunque chiediamo che, senza perdere più tempo, si proceda alla cancellazione del regime delle celle aperte» conclude il deputato di Fratelli di Italia.
In realtà, come riferisce lo stesso sindacato autonomo Sappe, quando si è verificata l’aggressione, nella quale è rimasto contuso anche un altro agente di polizia penitenziaria, il detenuto africano si trovava in infermeria e aspettava la somministrazione di un farmaco.
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