Il Tirreno

Prato

Diffamazione su Facebook: condannata consigliera del M5S

La consigliera del M5S Silvia La Vita
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La consigliera del M5S Silvia La Vita

Prato, Silvia La Vita dovrà risarcire con 5mila euro Fonderia Cultart per le affermazioni fatte su alcuni post in relazione all'affidamento alla cooperativa di eventi e spettacoli

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PRATO. La consigliera comunale del Movimento 5 Stelle, Silvia La Vita, è stata condannata per diffazione, a causa di alcuni post su facebook, dal giudice di pace Emanuele Calabrese. La condanna prevede il risarcimento di 5mila euro, oltre alle spese legali, alla cooperativa Fonderia Cultart. Il fatto risale al periodo 2014-2015, la sentenza è del settembre scorso ma la notizia è filtrata soltanto in questi giorni. Nei suoi post su Facebook, ma anche in articoli di giornale, la consigliera del M5S sollevava dubbi sui rapporti tra l'amministrazione comunale e Fonderia Cultart che in più occasioni si è aggiudicata l'organizzazione di importanti eventi cittadini come il Settembre pratese.

In merito alla notizia Silvia La Vita ha inviato questa nota: "In merito all'articolo su una presunta condanna di risarcimento danni a mio carico, sono a dichiarare di non aver mai ricevuto nessuna notifica dal Giudice di Pace, né di invito a comparire né la sentenza giudizio per risarcimento danni, e che quindi non sono a conoscenza di nulla di quanto affermato. Lunedì comunque verificherò presso la Cancelleria del Giudice di Pace l'esistenza di un fascicolo a mio carico e, in caso di esistenza, la regolarità delle notifiche. Comunico inoltre fin d'ora di aver dato mandato ai miei legali per la tutela della mia immagine e quella del M5S che rappresento".

Questa la lettera a commento della sentenza di Fonderia Cultart. “Dal dicembre 2014 abbiamo subito dichiarazioni diffamatorie, volte a screditare il nostro lavoro ed altamente lesive della nostra immagine e reputazione professionale. Abbiamo vissuto le illazioni nei nostri confronti mantenendo sempre un profilo basso, certi della serietà del nostro lavoro, consapevoli dell'estraneità alle tante accuse che la consigliera ha ripetutamente indirizzato alla nostra attività professionale.

Inizialmente abbiamo cercato di trovare un accordo amichevole, mirante ad ottenere una semplice ammissione di colpa dell’interessata, senza però avere la disponibilità della stessa. Per questo ci siamo trovati nella condizione di procedere con la richiesta di condanna alla riparazione delle conseguenze lesive che la diffusione delle notizie infamanti ha realizzato alla reputazione e all’immagine della nostra attività. Un percorso che abbiamo affrontato nel silenzio dei media. Infatti, ai numerosi attacchi pubblici da parte della signora Silvia La Vita, attraverso i media locali e i social network, messi a punto sistematicamente nei nostri confronti, abbiamo deciso di non rispondere ma affidarci al Giudice di Pace.

Per nessuno di noi è stato semplice incassare giorno dopo giorno questi attacchi che, attraverso il discredito sociale generato, hanno messo a dura prova la vita professionale e personale dei nostri soci e collaboratori. Le persone a noi più vicine hanno sempre saputo della nostra onestà e trasparenza, ma hanno comunque dovuto vivere con noi quei sentimenti inevitabili di delusione e rammarico di fronte ad illazioni infondate e pesanti come aver paragonato la nostra impresa a quelle di “mafia capitale”.

La notizia della condanna della signora La Vita ci rende orgogliosi si aver continuato con dedizione e serietà il lavoro che svolgiamo nel settore della cultura e dello spettacolo e ci permette di guardare ai progetti futuri con rinnovata fiducia.”

I soci di Fonderia Cultart

Alberto Castellani, Francesco Fantauzzi, Samuele Gaggio, Fabrizio Nigro.

 

 

 

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