Il Tirreno

Prato

Dava lavoro a otto connazionali irregolari, arrestata

I carabinieri nella ditta di confezioni dell'artigiana arrestata
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I carabinieri nella ditta di confezioni dell'artigiana arrestata

I controlli dei carabinieri di Prato sono scattati dopo che una delle lavoratrici aveva accusato un grave malore e l'artigiana l'aveva portata al pronto soccorso nel bagagliaio dell'auto

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PRATO. Martedì 20 marzo i carabinieri del Nucleo investigativo di Prato hanno arrestato una cittadina cinese (il nome dell'arrestata non è stata fornita dagli investigatori), conduttrice di un’azienda regolarmente operante nel settore tessile, responsabile di violazioni al Testo unico concernente le disposizioni sugli stranieri. Avrebbe impiegato nella sua ditta di confezioni in via Bligny manodopera clandestina straniera.

Ad attirare l’attenzione dei militari era stato un episodio verificatosi sabato 17 marzo quando l'artigiana era stata identificata dopo che aveva accompagnato all’ospedale Santo Stefano di Prato, trasportandola nel bagagliaio della sua auto, una connazionale in grave pericolo di vita in quanto colpita da emorragia cerebrale.

Gli accertamenti effettuati avevano portato i militari a verificare che la donna – clandestina in Italia- si fosse sentita male proprio presso la ditta dell’arrestata, qui infatti viveva e lavorava in nero. Da ciò la scelta dei carabinieri di effettuare un accesso nel capannone, cosa che è avvenuta martedì 20 insieme a personale dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro e dell’ Ufficio operativo di “Polizia Edilizia e Contrasto al Degrado Urbano” del Comando di Polizia Municipale di Prato.

Su tredici lavoranti solo due sono stati trovati in regola con il permesso di soggiorno e regolarmente assunti. Gli altri 11 sono risultati lavoratori in nero e tra questi 7 impiegati benché clandestini in Italia; ad essi si aggiunge anche la donna ricoverata in ospedale il giorno prima. Ma anche raccapriccianti le condizioni di vita e di lavoro cui gli stranieri erano sottoposti, impiegati in locali in cui erano disattese le più elementari norme di sicurezza e dignità professionale ed ancorché alloggiati in situazioni di grave irregolarità, poiché privi dei più elementari requisiti di abitabilità.

Alla misura dell’arresto si è quindi aggiunto il provvedimento di sospensione dell’attività eseguito dagli uomini dell’Ispettorato del lavoro, quanto il sequestro di tutti i locali –lavorativi ed abitativi- effettuato dal personale della Polizia Municipale.

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