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Prato

Camera di commercio, via alla fusione fra Prato e Pistoia

Maria Lardara
L'ingresso della sede della Camera di commerico di Prato (Foto Batavia)
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L'ingresso della sede della Camera di commerico di Prato (Foto Batavia)

La sede ufficiale sarà nella città laniera e la prima presidenza dovrebbe spettare ad un industriale ma i contatti e gli equilibri sono ancora tutti da definire

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PRATO. Stavolta il matrimonio s’ha da fare: le nozze verranno celebrate dopo l’estate. Il “fidanzamento” in corso, quello che porterà ad accorparsi le Camere di Commercio di Prato e Pistoia, parte da una sola certezza: la nuova casa che raggrupperà quasi 80mila aziende dei due territori avrà sede nella città laniera, nel quartier generale di via del Romito. A Pistoia rimarrà un ufficio operativo. Non è ancora una certezza ma è molto probabile che la futura presidenza tocchi a un industriale, secondo un patto di ferro fra le associazioni di categoria fondato sul principio di alternanza (artigianato e industria). Resta da capire se lo farà un imprenditore pratese o pistoiese. In realtà, la macchina per l’accorpamento s’è rimessa in moto dopo il brusco stop della Consulta a causa del ricorso di alcune Regioni (tra cui la Toscana) e dopo che il ministro Calenda ha firmato a metà febbraio il decreto per la riforma e il riordino delle Camere di commercio in tutta Italia. Con questo provvedimento Daniele Bosi, segretario generale della Cdc di Pistoia, è stato nominato commissario ad acta, con il compito di attuare le procedure per costituire il nuovo consiglio. Ecco tutte le tappe.

VIA ALLE CANDIDATURE. La prima scadenza è il 10 aprile: entro quella data le organizzazioni imprenditoriali e sindacali, nonché le associazioni di tutela di consumatori e rappresentanti dei liberi professionisti, dovranno inviare la propria candidatura per la ripartizione dei seggi nel nuovo consiglio camerale. Seggi che saranno in tutto 28, così suddivisi tra Prato e Pistoia: 5 riservati all’industria, 5 all’artigianato e 5 al commercio, 4 ai servizi alle imprese, uno all’agricoltura, uno al mondo delle cooperative, uno al turismo, uno al mondo del credito e delle assicurazioni, uno ai trasporti, uno al sindacato, uno alle associazioni dei consumatori, un altro alla rappresentanza dei liberi professionisti e un altro genericamente assegnato ad “altri settori”. Nel “parlamentino” dell’economia pratese e pistoiese entreranno più donne. La legge sulle quote di genere, approvata nel 2011, impone alle associazioni di categoria di riservare almeno un terzo dei posti alle donne: Confindustria Toscana Nord, ad esempio, dovrà indicare due nomi di imprenditrici su un totale di cinque posti assegnati.

COLLOQUI IN CORSO. Il presidente uscente della Camera di commercio pratese è Luca Giusti, espressione del mondo dell’artigianato (è alla guida di Confartigianato). Prima di lui c'era stato Carlo Longo (Confidustria) e prima ancora Luca Rinfreschi (Cna). Dunque ora lo scettro della presidenza tornerebbe nelle mani di un industriale. Ma il meccanismo dell’alternanza era una tacita regola tutta pratese. Che non sembra dispiacere però ai pistoiesi. Sono in corso incontri fra le associazioni di categoria dei due territori, tenendo conto che all’interno di alcune (Confindustria Toscana Nord, Cna Toscana Centro e Confcommercio Pistoia e Prato) pratesi e pistoiesi hanno la stessa rappresentanza.

«Il clima è positivo e stiamo facendo un ragionamento sull’alternanza della rappresentanza come metodo», sottolinea il direttore di Confindustria Toscana Nord Marcello Gozzi. Certo, in questa “trattativa” sulla spartizione dei posti giocano un ruolo chiave le associazioni che hanno fatto già un percorso di fusione al loro interno e che quindi hanno titolo per rappresentare i due territori. Entro la fine del 2018 vedrà la luce anche la Camera della Toscana Nord-Ovest, che comprende Lucca, Massa Carrara e Pisa, oltre a quella di Arezzo-Siena. Si salva solo la Camera di commercio di Firenze, l’unica a mantenere la sua autonomia perché supera la soglia minima delle 75mila imprese iscritte per evitare di essere accorpata.

INCARICHI GRATIS. Il riordino delle CdC previsto dalla riforma Madia (2016) fa sì che ormai che questi enti assumano un ruolo tecnico e di servizio per le imprese. Tagliate le indennità per consiglieri e presidenti, è probabile che le associazioni di categoria faranno non poca fatica a trovare candidati per il consiglio camerale animati da spirito di servizio.

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