«Non può essere Renzi a imporci l’intransigenza»
PRATO. «Non è opportuno che sia il segretario dimissionario, lo stesso dell’accordo del Nazareno, ad imporci la linea dell’intransigenza a tutti i costi. È bene invece che sia il Pd, in tutte le sue...
PRATO. «Non è opportuno che sia il segretario dimissionario, lo stesso dell’accordo del Nazareno, ad imporci la linea dell’intransigenza a tutti i costi. È bene invece che sia il Pd, in tutte le sue componenti, a decidere la linea: ne va del futuro dell’Italia e della sorte del nostro partito». Lo scrivono i militanti del Pd che si riconoscono nell’associazione Dems Prato, vicina al ministro uscente della Giustizia Andrea Orlando. Sembra l’apertura a un accordo col M5S. «La sconfitta elettorale del Pd non è solo questione di numeri - si legge nella nota di Dems Prato - ma anche il tramonto di un’idea e di un metodo. I numeri sono impietosi e non lasciano spazi ad interpretazioni di alcun tipo, sono figli di scelte politiche che hanno portato il popolo di centrosinistra a sentirsi abbandonato e privato dei suoi riferimenti. Con queste elezioni, di fatto, si esaurisce l’esperienza politica Pd a trazione personalistica, carismatica e di leadership esclusiva. Dobbiamo ricominciare a parlare e ad ascoltare le persone e i loro bisogni, abbiamo l’urgenza di tornare nei circoli e ad incontrare il mondo delle associazioni, dobbiamo uscire dall’arroccamento e dall’arroganza dei cerchi magici per tornare in connessione con i territori. Noi siamo una minoranza responsabile, lo siamo stati quando abbiamo chiesto, senza ottenerla, la condivisione delle scelte e dei processi decisionali, e lo siamo ora che intendiamo lavorare insieme a tutti per costruire il futuro del centrosinistra, a Prato e nel Paese. Ciò che faremo sarà ricostruire un campo unitario. Non è opportuno che sia il Segretario dimissionario, lo stesso dell’accordo del Nazareno, ad imporci la linea dell’intransigenza a tutti i costi. È bene invece che sia il Pd, in tutte le sue componenti, a decidere la linea: ne va del futuro dell’Italia e della sorte del nostro Partito. Oltre il declino c’è il rischio della marginalità, dell’irrilevanza, se non addirittura la scomparsa di una storia che ha rappresentato la speranza di modernità per tante donne e uomini, e noi quella storia vogliamo continuare a tenerla viva, e renderla di nuovo protagonista. Un partito il nostro che deve occuparsi nel concreto della soluzione dei problemi più sentiti dai cittadini. Su tutti: lavoro, stato sociale, economia, Europa, cultura e infrastrutture».
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