Il Tirreno

Prato

Pistola nascosta nell'officina, ecco perché è stato arrestato il titolare

di Paolo Nencioni
La pistola sequestrata nell'officina Zampini di Marco Bonechi
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La pistola sequestrata nell'officina Zampini di Marco Bonechi

Ai domiciliari insospettabile artigiano di Poggio a Caiano. E' accusato di aver tenuto l'arma per conto di un pericoloso estorsore

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PRATO. Si sarebbe prestato a nascondere una pistola clandestina per conto di un pericoloso estorsore che voleva servirsene per regolare alcuni conti in sospeso. C'è questa motivazione dietro all'arresto di Marco Bonechi, il titolare della Motofficina Zampini di Poggio a Caiano, arresto di cui abbiamo scritto lo scorso 5 febbraio. I carabinieri del Nucleo investigativo hanno chiarito oggi, 21 febbraio, quello che non potevano spiegare nelle scorse settimane (l'arresto è scattato a gennaio) perché le indagini delegate dai sostituti procuratori Valentina Cosci e Laura Canovai erano ancora in corso.

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Bonechi, artigiano insospettabile molto noto a Poggio a Caiano, è finito agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta che in precedenza aveva portato all'arresto dei fratelli Silvano e Vincenzo Bartolo oltre a Bruno Bartolo, finiti in manette tra dicembre e gennaio con l'accusa di aver organizzato una serie di estorsione a imprenditori residenti nei comuni medicei per la bellezza di 8 anni, riuscendo a farsi consegnare centinaia di migliaia di euro.

Quando i fratelli Bartolo vennero arrestati mancava all'appello una pistola. I carabinieri sapevano della sua esistenza, probabilmente grazie alle intercettazioni telefoniche, ma l'arma non si trovava. Hanno continuato a cercarla senza sosta fino a quando non l'hanno rinvenuta nascosta nell'officina di Bonechi, in via Soffici, davanti al circolo Arci Becagli. Nel frattempo alle prime denunce di imprenditori estorti se n'è aggiunta un'altra.

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La pistola clandestina trovata nell'officina di via Soffici era carica, pronta all'uso e completa di munizioni di scorta. Dalle indagini, spiegano i carabinieri, era emersa "la concreta e inquietante volontà di Vincenzo Bartolo di volersene servire per la regolazione di alcuni conti in sospeso". Proprio per questo fu deciso di accelerare le indagini e procedere ai primi arresti. C'era il concreto pericolo che quella pistola sparasse. Secondo i carabinieri Vincenzo Bartolo aveva affidato la pistola a Bonechi perché sapeva che era un insospettabile e pensava che difficilmente sarebbe stato controllato. Un calcolo che si è rivelato sbagliato.

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