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Gd e Silli litigano sul fascismo

Gd e Silli litigano sul fascismo

I Giovani Pd: «Prendi le distanze da Salvini». Lui: «Vi tocca votare Della Vedova»

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PRATO. Botta e risposta tra i Giovani democratici e Giorgio Silli, candidato all’uninominale della Camera per il centrodestra, sul tema del fascismo.

Stefano Nenciarini, vicesegretario dei Gd, ha inviato Silli a prendere le distanze dal leghista Matteo Salvini (per il quale l’anagrafe antifascista di Stazzema è inutile) e Silli si è limitato a dire che Salvini è una persona diversa da lui rilanciando la palla nel campo opposto.

«Noi Giovani democratici di Prato non intendiamo legittimare né permettere la rinascita di ideologie basate sull’odio - ha scritto Nenciarini - Pper questo non parteciperemo a nessun dibattito con formazioni neofasciste e lanceremo una campagna di iscrizione all’anagrafe che coinvolgerà tutta la cittadinanza. Crediamo che sarebbe opportuno se anche ciascun candidato nel collegio di cui Prato fa parte aderisse a questa campagna. Lo stesso Giorgio Silli, in coalizione con Salvini, dovrebbe a nostro avviso prendere le distanze da quanto affermato dal leader leghista. In fin dei conti dovrebbe tenere a mente che si sta candidando a rappresentare una città medaglia d'argento al valore militare per la resistenza».

«Ho sempre ripudiato ogni forma di violenza e coercizione, tanto nella vita sociale quanto in quella politica – risponde Silli – Il leader della Lega, che ha detto di odiare ogni forma di totalitarismo nella stessa dichiarazione in cui spiegava di non considerare utile l’anagrafe di Stazzema, è comunque una persona diversa da me: che sta nella mia coalizione, ma che non è del mio stesso partito. Un po’ come accade tra i radicali e il Pd. Solo che, nel nostro caso, le differenze sono molto meno sostanziali: abbiamo un’idea comune per il futuro ed il governo del Paese».

«I Giovani democratici pratesi questo lo sanno bene - conclude Silli con una stoccata polemica - perché subiscono in queste ore la vergogna di esser costretti a considerare di votare un candidato ultraliberista loro imposto».

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