Congestionata dal traffico, una città in cerca di rimedi
Prato, non c’è soltanto il “tappo” del cavalcavia del Soccorso a creare ingorghi Inquinamento, tempo perduto in auto, stress da code i mali da guarire
PRATO. Nelle ore soprattutto di punta, il sistema viario è paralizzato, va in tilt. Quando il nodo del Soccorso verrà sciolto con la realizzazione del sottopasso qualche beneficio lo si avrà ma i problemi del traffico urbano vanno oltre. Prato si misura oramai da molto tempo con un traffico sempre più congestionato e non è un caso che sia fra le aree in Italia a più alta densità automobilistica, 64 auto circa ogni 100 abitanti, includendo in questo numero tutte le persone che non guidano una autovettura. Un numero altissimo. Se si considera poi che per circa il 70 % si tratta di movimentazione interna al comune e all’area pratese, questo numero diventa ancora più pesante. Ci si muove poco con mezzi pubblici, a piedi o in bici, o con mezzi alternativi come quelli a energia elettrica. Ci si muove spesso male anche per piccoli tratti e con l’assuefazione ad abitudini che non sembrano salutari. Tutt’altro. E le soluzioni a tutto questo sono difficilissime.
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Il sistema stradale e le rotatorie non bastano più. Prato cresce nelle dimensioni, nei flussi, nel sistema industriale pur nelle sue evidenti modifiche e qui aumenta il congestionamento viario. Le misure previste e adottate già solo 15, 20 anni fa non sono più sufficienti. Il comandate della polizia municipale, Andrea Pasquinelli, su questo punto è chiarissimo. «Le auto aumentano di numero e di dimensioni, basti vedere i Suv, il sistema stradale per quanto modificabile resta quello – dice Pasquinelli – e non è pensabile che la soluzione sia quella di continuare a costruire strade su strade su un territorio che non ha spazi».
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Auto di dimensioni sempre maggiori, cilindrate sempre più alte, smog e congestionamento delle strade; un mixer esplosivo. Gli assi stradali più delicati restano sempre quelli noti a partire da viale Galilei, via Roma al Soccorso e prima delle Fontanelle, Ponte Datini, Ponte Pietrino, Ponte Lama, Viale Borgovalsugana, senza considerare i macrolotti 1 e 2 e senza considerare l’imbuto della declassata. Le direttrici da nord a sud e a est e ovest trovano la compressione entrando nell’area urbana della città, e anche il sistema delle rotatorie ormai non riesce più a sostenere i flussi. «È ormai - prosegue Pasquinelli - che il sistema delle rotatorie risponde ad un sistema che già adesso non è più sufficiente. Basta un attimo per bloccare un’intera direttrice e creare chilometri di coda. Prendiamo viale Galilei nell’ora di punta al mattino, li persiste un sistema di semafori dove basta sgarrare un attimo, di appena qualche secondo e la fila di auto aumenta di un chilometro. Troppe auto e il territorio è sempre quello oppure basti pensare alla rotonda della Questura che con un solo mezzo pesante può bloccare creando code fino all’autostrada, li i flussi sono continui da tutte le direzioni per gran parte della giornata». E non è solo questione di rotonde e sistema stradale.
Aumentano i piccoli incidenti urbani a causa del cellulare. Non ci sono dati certi e scientifici, ma l’aumento degli incidenti in area urbana sembra che sia causato spesso da distrazioni dell’automobilista. E a Prato è un numero che cresce, quello dei piccoli sinistri in area della città. Il cellulare è il primo oggetto ad essere sotto accusa. «È un dato intuitivo, intendiamoci –prosegue il comandante della Polizia municipale – ma è chiaro che l’uso continuo dei cellulari mentre si guida o anche del touch screen sta creando un aumento della pericolosità alla guida e dei relativi sinistri». Prato anni fa aveva visto diminuire il numero degli incidenti, adesso sono invece in risalita. Alla base, quindi, di molti incidenti e anche di molte lunghe code di auto, molto spesso c’è il comportamento umano. I dati dicono che code di auto, congestionamento viario e sinistri sono causati proprio dall’uomo per il 98 % dei casi e non solo da un sistema stradale forse sottomisura. Come dire, non siamo proprio dei “geni” alla guida.
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Ci potrebbe salvare la tecnologia. Di questo ne è certo l’ingegner Federico Mazzoni, presidente dell’Aci club pratese. «La rete G5 può giocare un ruolo molto importante nella gestione dei sistemi informativi sulla rete e sul sistema stradale di Prato– dice Mazzoni – il futuro è anche qui senz’altro. Una gestione intelligente dei sistemi informativi può aiutare molto, anche se è vero che il problema resta quello di un uso spasmodico dell’auto nella nostra area. Qui c’è un evidente problema di cultura e di educazione». A Prato l’auto si usa come un elettrodomestico, anche per piccoli spostamenti che non necessiterebbero assolutamente dell’auto. «Rendiamoci conto che il centro di Prato lo si gira a piedi in 10 minuti – prosegue Pasquinelli – e non può che far bene andare a piedi. Qui purtroppo si usa l’auto per ogni cosa, per andare da piazza de’Macelli al Serraglio, tratto che spesso faccio a piedi, credo che la quasi totalità delle persone prenda l’automobile».
(1- continua)
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