Varvarito in crisi, via alla mobilità per 34 dipendenti
Prato, l’azienda che lavora inerti dà la colpa al mercato. Il sindacato prova a trattare un accordo più favorevole
PRATO. Slogan, striscioni, pettorine arancioni. E tutti a protestare sotto le logge di palazzo del Comune per rivendicare un posto dove lavorare. Era il 20 dicembre 2012 e fu una vigilia di Natale amara per i lavoratori della Varvarito, con l’ombra della cassa integrazione che poi effettivamente arrivò. Cinque anni dopo, il Natale ha un sapore ancora più amaro: l’azienda che frantuma inerti nel sito di San Giorgio a Colonica ha annunciato l’apertura di una procedura di mobilità per 34 dipendenti su un organico ora composto da un’ottantina di dipendenti.
Gli esuberi annunciati toccheranno un po’ tutti: carpentieri, geometri, autisti, impiegati commerciali e amministrativi, manovali, muratori, operatori di macchine edili. Altro capitolo nella travagliata storia di quest’azienda, fiore all’occhiello del comparto dell’edilizia sul territorio, che non ha mai trovato pace sull’ubicazione definitiva del proprio impianto: lo stabilimento ora è in via del Ferro, su terreni di proprietà della ditta regolarmente autorizzati in attesa di traslocare in modo stabile nella zona del casello di Prato ovest (sta andando avanti l’iter urbanistico in Comune). Trattative e contatti serrati con tutte le istituzioni interessate (Comune e Provincia) fecero sì che l’azienda avesse una sede operativa provvisoria per garantire un futuro ai lavoratori, inizialmente un centinaio, con buona pace dei comitati locali che hanno sempre protestato. Stavolta però è diverso: la cura dimagrante della Varvarito Lavori sarebbe dovuta al mercato delle opere pubbliche al palo con commesse sempre più a singhiozzo per l’azienda che recupera materiale inerte proveniente dalle attività di costruzione e demolizione.
«Sarebbe più facile chiudere tutto e ripartire come fanno tanti - fa notare l’imprenditore Franco Varvarito - ma noi vogliamo andare avanti dotandoci di una struttura più snella e competitiva. Quello della riduzione del personale sarà in ogni caso un percorso condiviso con i sindacati come, del resto, abbiamo sempre fatto». D’altro canto, il periodo nero dell’edilizia è sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi nove anni le aziende del settore si sono dimezzate, con -59% di addetti e -58% di ore lavorate (ultimi dati di Confindustria Toscana Nord). La Varvarito punta ad assestarsi dunque sotto la soglia dei 50 dipendenti mentre il 14 febbraio prossimo l’azienda consegnerà la fine dei lavori per la linea 2 e 3 della tramvia fiorentina. E poi? «Proviamo a partecipare alle gare per cercare di riportare un po’ di lavoro ma è un dato di fatto come, in questo momento, in Toscana le grandi opere siano ferme». Dito puntato contro il nuovo codice degli appalti che ha dato una stretta sugli affidamenti diretti e uno stop ai lavori della terza corsia autostradale dell’A1 fra Firenze Sud e Incisa, dove doveva lavorare anche Varvarito.
Ora, per scongiurare i licenziamenti, i sindacati proveranno a trattare per chiudere entro 120 giorni un accordo il più possibile meno traumatico per i dipendenti, reduci da due anni di cassa integrazione straordinaria e periodi di cassa ordinaria. «Dopo tutti questi anni - commenta amareggiato Emilio Testa, segretario della Fillea Cgil di Prato - dispiace essersi adoperati per trovare una soluzione per consentire all’azienda di avere un sito in cui poter lavorare, per poi sapere che ora è proprio il lavoro a mancare».
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