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Vittorio Sgarbi: «"Legati da una cintola", una mostra intelligente»
Prato, il critico d’arte, accompagnato dall’assessore Mangani, ha visitato le opere esposte a Palazzo Pretorio
PRATO. Visita a sorpresa di Vittorio Sgarbi a Palazzo Pretorio. Il critico d’arte nella tarda mattinata di mercoledì 6 è voluto andare a vedere la mostra “Legati da una cintola” e con l’occasione ha ammirato anche gli altri capolavori presenti nel museo (alcuni li aveva già visti anni fa). Non appena saputo del suo arrivo ad accoglierlo è andato l’assessore alla cultura Simone Mangani, mentre a fare da cicerone lungo il percorso espositivo Marta Gelli che ha spiegato le varie opere in mostra. Sgarbi ha seguito attentamente le spiegazioni mentre guardava incuriosito i vari dipinti e le altre opere aiutandosi con una piccola torcia per illuminare meglio alcuni particolari. Era ancora a piano terra quando gli squilla il cellulare: era Gianna Nannini che lo invitava ad andare al suo concerto al Mandela Forum di Firenze. Sgarbi è, poi, salito fino alla terrazza dove si è intrattenuto con la stampa.
«Mi piace molto il museo – ha esordito – È bello e ben allestito. La mostra’Legati da una cintola’mi ha suggerito di venire a vederla Fabrizio Moretti, il prestatore di una delle opere». E nonostante Andrea De Marchi (uno dei curatori della mostra) non stia particolarmente simpatico a Sgarbi, il critico ammette che «De Marchi – dice – ha fatto una mostra intelligente insieme a Cristina Gnoni (l’altra curatrice, ndr). Un mito bello e straordinario il legame di questa umile creatura, la Vergine, che per chi crede è già in Cielo ed il fatto che lo sia è testimoniato dalla reliquia straordinaria della Cintola. Possederla significa che la città ha il più diretto contatto con Dio. Ho sempre trovato meraviglioso questo mito cristiano – ha aggiunto Sgarbi – e ne conosco una parte dell’iconografia che è stata ricostruita perfettamente a partire dal quadro di Bernardo Daddi. Insomma, una mostra bellissima e sono felice di averla vista».
Poi Sgarbi scherza su De Marchi: «Un po’mi è dispiaciuto che sia stata fatta bene – ride – avrei preferito fosse stata fatta male da De Marchi. Però devo ammettere che la conoscenza delle opere d’arte l’ha dimostrata in più occasioni e ha fatto qui una mostra intelligente. Dovrebbe riuscire a collegare l’arte al culto, come accade nei luoghi dove il culto prevale sull’arte come Loreto o Assisi che è bilanciata fra turismo religioso e quello artistico. Però questa pratese è una misura precisa di un nesso fra l’arte e la devozione, una mostra che dovrebbe raccomandare anche il Papa». Alla domanda su quali possibilità Prato ha di essere capitale italiana della cultura, Vittorio Sgarbi taglia corto: «Prato – sostiene – farebbe bene a risparmiare qualsiasi energia perché è certo, come è certo che Maradona non gioca più nel Napoli, che non vincerà nessuna gara. Di Pistoia non se ne è accorto nessuno. E che Prato possa vincere dopo Pistoia è intuitivo per continuità territoriale, e che possa vincere per merito è impossibile perché il merito non è scelto». Terminata la visita al Pretorio, Sgarbi è andato in Duomo, dove ha ammirato la Cappella della Sacra Cintola e gli affreschi di tutta la Cattedrale.
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