Il Tirreno

Prato

Un malato di Sla "parcheggiato" per 11 ore su una lettiga al pronto soccorso

Una manifestazione a Roma di malati di sla
◗
Una manifestazione a Roma di malati di sla

Prato, l'uomo 76 anni, era stato trasportato al Santo Stefano per un forte dolore al petto provocato da una broncopolmonite. Lettera aperta dela figlia Chiara: "Fare di tutto per evitare patimenti inutili a chi è già condannato a sofferenze indicibili". Il capogruppo di Forza Italia in Regione annuncia un'interrogazione urgente

5 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Un malato di Sla di 76 anni, non più autosufficiente, costretto su una barella al pronto soccorso del Santo Stefano per una broncopolmonite con pleurite per undici ore. "Mio padre - racconta la figlia Chiara - ha sofferto moltissimo, si è lamentato e ha gridato per talmente tante ore che alla fine non aveva nemmeno più la forza di tossire. Ciò che noi chiediamo è che a questo tipo di pazienti, che si ammalano come gli altri ma non possono essere trattati come qualisiasi altro malato, vengano risparmiati, per quel che si può, patimenti ulteriori visto che la loro condizione già li costringe a indicibili sofferenze". Quella di seguito è la lettera che Chiara Gori ha scritto per conto del padre.

"Sono la figlia di un malato di Sla e scrivo nella speranza che la mia indignazione venga raccolta e faccia riflettere chi di dovere sulle condizioni di coloro che non hanno nemmeno la forza di far sentire la propria voce. Mio padre è affetto da questa malattia che nel corso di sette anni lo ha reso progressivamente prigioniero del proprio corpo, completamente non autosufficiente e costretto ad affidarsi alle cure e alle premure di chi lo circonda. Un malato di Sla, purtroppo, pur avendo questa grave patologia, non è immune da tutte le altre malattie infettive più comuni. Pertanto può accadere che abbia bisogno di immediate cure per il sopraggiungere di una "banale" bronco polmonite con pleurite, come nel caso specifico è successo a mio padre pochi giorni fa".

[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.16134535:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.16134535:1652373582/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

"Quando ciò accade, ci si augura che l'essere umano, già profondamente provato dalla sua sofferenza, sia fisica che psicologica, riceva un intervento immediato che lo possa sollevare da ulteriori inutili sofferenze. Questa premessa è necessaria per spiegare che purtroppo il giorno 15.11.2017 alle 6 circa di mattina mio padre è stato trasportato con l'ambulanza del 118 al pronto soccorso dell'ospedale Santo Stefano di Prato, per un forte dolore toracico al lato sinistro, all'altezza del cuore, accompagnato da nausea. Una volta scongiurato prontamente che non si trattasse di un problema cardiaco, mio padre è stato in attesa per 11 interminabili ore prima di ricevere cure appropriate per un'infezione polmonare. Le ore sono trascorse nei locali adiacenti al pronto soccorso, su una lettiga. Quest'attesa gli ha procurato inutili dolori fisici e ha reso la sua permanenza un calvario fatto di lacrime e lamenti estenuanti".

"Mia madre è stata a fianco di mio padre per tutto il tempo. Una donna già provata dalla sofferenza - visto che 24 ore su 24 è sempre a fianco di mio padre – ha dovuto, in questa circostanza, anche subire l'impotenza di non poter fare niente per suo marito. Mi preme sottolineare che in tutta questa situazione, sia i medici che il personale infermieristico che si sono occupati di lui, sono stati presenti professionali e disponibili, ma che la problematica, riguardante la mancata disponibilità di posti letto , era indipendente dalla loro volontà di trasferirlo nel reparto più indicato alle sue necessità. Mio padre ha ricevuto le prime cure e una sistemazione dignitosa alle ore 17 circa, quando è stato spostato nel reparto di medicina seconda dell'ospedale stesso, dove tengo a sottolineare che viene attualmente seguito nella maniera più minuziosa da persone splendide , partendo dal primario e passando a tutti i medici e gli infermieri che si occupano dell'intero reparto".

"Chiedo come si possa definire un paese civile, quello in cui non c'è una cura e un'attenzione particolare per tutti i malati ma in particolare per chi già soffre per una grave patologia e non esista un protocollo specifico che garantisca ai malati di Sla di non subire tutto questo affinché non si aggiunga sofferenza a sofferenza a queste persone gia' fragili e con una malattia che risulta una lenta ed inesorabile condanna a morte. Spero che le mie parole vengano ascoltate da chi può decidere di migliorare questa situazione in modo che chi già sta soffrendo, come mio padre, non debba mai subire questo calvario".

Le reazioni. «Chiedo come si possa definire un paese civile, quello in cui non c’è una cura e un'attenzione particolare per tutti i malati ma in particolare per chi già soffre per una grave patologia»: è un’amara riflessione quella che Chiara Gori, figlia di un malato di Sla, affida alla lettera aperta con cui denuncia quanto accaduto al suo papà che ha avuto necessità di essere trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano a Prato.

"E lì è rimasto per 11 ore su una lettiga, premurosamente seguito dagli operatori che però non avevano un posto letto per lui che, nel frattempo e mentre i suoi familiari si laceravano nell’impotenza, si consumava dai dolori strazianti nel suo corpo-prigione. La signora Gori ha inviato la sua testimonianza tramite email ad alcune redazioni, all’assessore regionale alla salute Stefania Saccardi, al presidente della commissione sanità del Consiglio regionale Stefano Scaramelli e al suo vice Stefano Mugnai (capogruppo Fi). Ed è proprio Mugnai ad annunciare un’interrogazione che chiarisca la dinamica di quanto accaduto già per lunedì mattina alla riapertura degli uffici.

«Quanto accaduto a questo signore e ai suoi familiari è inaccettabile sotto ogni profilo: umano, etico, politico, sanitario. Il racconto di questa figlia restituisce strazio e impotenza che purtroppo non rappresentano un caso isolato. Che l’ospedale di Prato sia nato sottodimensionato è ormai noto a tutti, e le promesse di ampliamento finora sono rimaste tali. Sospettiamo che sarà così a lungo, poiché la sanità regionale disegnata dalla riforma del 2015 non va nel senso dell’implementazione dell’offerta sanitaria: l’opposto».

Ma qualcosa, in attesa di bandi gare e cantieri, secondo Mugnai si può ben fare: «Chiediamo che si definiscano protocolli di accesso specifici per i malati già resi fragili da altre patologie – spiega – i quali non possono sostenere gli stessi percorsi di tutti gli altri. Anche in assenza di acuzie, queste persone sono già da considerarsi acute in sé per sé e chi opera il triage deve poter avere uno strumento per indirizzarli in una sorta di corsia preferenziale. Questo possiamo e dobbiamo farlo. Altrimenti la signora Chiara ha ragione: questa sanità modello toscano che si dimentica dei più fragili non è da paese civile».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera