Il presidio
guardia di finanza
Tessuti dalla Cina a Prato senza pagare dazi e Iva
PRATO. Hanno fatto finta di importare 650 tonnellate di tessuti dalla Polonia per non pagare l’Iva e i dazi doganali, pari a un milione di euro. Iva e dazi che avrebbero invece dovuto pagare, perché...
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PRATO. Hanno fatto finta di importare 650 tonnellate di tessuti dalla Polonia per non pagare l’Iva e i dazi doganali, pari a un milione di euro. Iva e dazi che avrebbero invece dovuto pagare, perché le “pezze” sequestrate giovedì dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria in un capannone del Macrolotto industriale, in via delle Fonti, arrivano in realtà, come la stragrande maggioranza di quelle che riempiono i capannoni del Macrolotto, dalla Cina.
Gli accertamenti della guardia di Finanza sono nati in seguito a un controllo effettuato qualche giorno fa nel capannone della società cinese dai vigili del fuoco, che rilevarono alcune irregolarità nelle misure di prevenzione degli incendi e sequestrarono il capannone. Gli stessi vigili del fuoco hanno poi inviato una relazione in Procura nella quale si segnalava la presenza di un’ingente quantità di tessuto e la Procura ha deciso di vederci chiaro, delegando accertamenti alla guardia di finanza.
Si è dunque scoperto che quelle 650 tonnellate di tessuti, pari a oltre 4,5 milioni di metri lineari, risultavano spediti da una ditta polacca, che però non si occupa di commercio di tessuti o filati ma di trasporti. E non avrebbe nemmeno i mezzi sufficienti per trasportare tutta quella merce. Documenti di trasporto non ne sono stati trovati e così è emersa l’ipotesi, più che fondata, che quelle fatture possano essere semplicemente uno schermo per evadere dazi e Iva.
La Finanza ha perquisito il capannone, oltre agli uffici dell’amministratore di fatto e di quello di diritto della società, con una puntata anche nello studio del commercialista italiano che segue l’azienda.
Tutto il materiale è stato poi sequestrato e portato in Procura, che ha disposto il sequestro dei tessuti, una minima parte dei quali sarebbe di origine turca (comunque fuori dall’Unione europea).
L’impressione è che si tratti della classica goccia nel mare. Il Macrolotto infatti pullula di capannoni industriali riempiti di migliaia di pezze, la gran parte delle quali arrivano dalla Cina e non sempre pagano dazi o Iva. (p.n.)
Gli accertamenti della guardia di Finanza sono nati in seguito a un controllo effettuato qualche giorno fa nel capannone della società cinese dai vigili del fuoco, che rilevarono alcune irregolarità nelle misure di prevenzione degli incendi e sequestrarono il capannone. Gli stessi vigili del fuoco hanno poi inviato una relazione in Procura nella quale si segnalava la presenza di un’ingente quantità di tessuto e la Procura ha deciso di vederci chiaro, delegando accertamenti alla guardia di finanza.
Si è dunque scoperto che quelle 650 tonnellate di tessuti, pari a oltre 4,5 milioni di metri lineari, risultavano spediti da una ditta polacca, che però non si occupa di commercio di tessuti o filati ma di trasporti. E non avrebbe nemmeno i mezzi sufficienti per trasportare tutta quella merce. Documenti di trasporto non ne sono stati trovati e così è emersa l’ipotesi, più che fondata, che quelle fatture possano essere semplicemente uno schermo per evadere dazi e Iva.
La Finanza ha perquisito il capannone, oltre agli uffici dell’amministratore di fatto e di quello di diritto della società, con una puntata anche nello studio del commercialista italiano che segue l’azienda.
Tutto il materiale è stato poi sequestrato e portato in Procura, che ha disposto il sequestro dei tessuti, una minima parte dei quali sarebbe di origine turca (comunque fuori dall’Unione europea).
L’impressione è che si tratti della classica goccia nel mare. Il Macrolotto infatti pullula di capannoni industriali riempiti di migliaia di pezze, la gran parte delle quali arrivano dalla Cina e non sempre pagano dazi o Iva. (p.n.)
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