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La chiesa di San Domenico tra le priorità

La chiesa di San Domenico tra le priorità

Don Renzo Fantappiè: «La facciata necessita di un restauro da 2 milioni di euro». Lo smog il pericolo numero uno

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PRATO. Lo stato di salute delle chiese pratesi è ottimo. A confermarlo è il sacerdote Renzo Fantappiè, responsabile dell'ufficio diocesano dei beni culturali. Dopo il recente episodio di Firenze, dove il crollo di una porzione di un capitello all'interno della basilica di Santa Croce ha causato la morte di un uomo, ecco un focus sulla situazione degli edifici di culto pratesi che non desta, per fortuna, preoccupazione. «Dal 2000 ad oggi – esordisce don Fantappiè – sono circa 50 gli edifici di culto, fra chiese e oratori, oggetto di restauri». Quindi, oltre la metà delle chiese parrocchiali della diocesi che sono 90.

Interventi in corso. E intanto altri interventi, più o meno consistenti, sono in corso come alla vecchia chiesa di Narnali, al campanile del Soccorso, a Carteano dove i lavori interessano sia la chiesa sia la canonica, e poi a Gricigliana, a Coiano dove il cantiere si occupa della facciata della chiesa e del restauro del campanile. Ed ancora l'oratorio di San Bartolomeo in via Cava. Uno degli interventi attualmente più consistenti è quello alla canonica di San Giusto. C'è inoltre un intervento presso la chiesa di San Martino a Luciana, un edificio particolarmente caro agli abitanti del posto. Non si tratta della chiesa parrocchiale ma i fedeli vi sono molto legati. E infine la chiesa al Ponte Petrino. Ci sarà anche da sistemare il tetto della villa del Palco, danneggiato dalla tempesta di vento di qualche anno fa che provocò danni anche ad alcune chiese. «Al momento – dice don Renzo – non c'è ancora il bando della Regione che ne aveva parlato a suo tempo. Uno era indirizzato alle abitazioni, l'altro ai luoghi culto. Era per ottenere rimborsi per i lavori».

Contributo Cei. Gli interventi si traducono alla fine in cifre a molti zero. E i fondi? «Per fortuna – sottolinea il responsabile dell'ufficio beni culturali della diocesi – da quest'anno la Cei mette a disposizione il 70% dell'importo da sostenere. Questo arriva dall'8 per mille che viene donato attraverso la dichiarazione dei redditi. Senza questo tante chiese cadrebbero giù, perché i soldi non ci sono. Si può dire che la Cei è la salvaguardia dei beni culturali dell'Italia. Ma vi immaginate una piccola parrocchia di montagna con poche risorse a disposizione, come può sostenere la spesa per il restauro, ad esempio, di un campanile? Si parla di cifre consistenti. Grazie alla Cei e all'8 per mille si riesce a salvaguardare un patrimonio bene di tutti».

La procedura. Quando una chiesa necessita di un intervento il primo passo da compiere da parte del parroco è quello di informare l'ufficio guidato da don Renzo Fantappiè. Se la cosa è di un'entità economica poco considerevole può essere la parrocchia stessa a reperire fondi attraverso lotterie e grazie ai fedeli che sposano la causa e preferiscono magari rinunciare ad caffè al bar ogni giorno e donare il corrispettivo per aggiustare la loro chiesa.

«E se la parrocchia è numericamente grande – precisa don Renzo – la cosa è fattibile. Ma quelle dove i fedeli sono pochi non è pensabile. E voglio sottolineare che la gente non si tira indietro, anzi. Offre il suo contributo per il bene della propria chiesa. Da parte di enti pubblici e Stato soldi non ne arrivano, la diocesi solo in alcuni casi mette a disposizione qualcosa, il resto lo fa la Cei. La Fondazione Cassa di Risparmio dà soltanto un piccolo contributo. Alla parrocchia viene chiesto il 30% della spesa da dover pagare».

A Prato tutte le chiese sono della diocesi tranne quella intitolata a Santa Caterina proprietà del Ministero dei beni culturali che però non ha mai provveduto a nessun tipo di lavoro all'interno della basilica.

« lavori li fa la diocesi – sottolinea il prete – così come per le altre chiese”. In Italia ci sono altri casi di chiese di proprietà del Ministero, al quale per ogni intervento su beni mobili e immobili la diocesi deve chiedere l'autorizzazione a procedere.

San Domenico. Una delle chiese storiche che necessita di un consistente intervento è quella di San Domenico. Una parrocchia poco popolosa e dove molti dei residenti sono stranieri e non cattolici.

«Anni fa – ricorda don Fantappiè – è stato rifatto il campanile, la spesa fu di un milione di euro. Adesso l'intervento di cui c'è bisogno è in primis per la facciata. E si tratta di un lavoro che richiederebbe sui 2 milioni di euro per restaurare come si deve le pietre. Ci sarà da programmarlo e chiederò alla Cei un contributo per due anni. Uno dei problemi che logora le chiese è lo smog che in 30 anni ha sacrificato le facciate più che 600 anni di esistenza».

Impianti di sicurezza. La Cei inoltre dà un contributo annuo pari a 19mila euro per l'installazione dell'allarme nelle chiese.

«Le principali chiese ne sono state dotate – spiega don Renzo – E ogni anno, grazie a questa cifra, ne riusciamo a sistemare almeno altre due. In alcune c'è anche un impianto di videoserveglianza come, ad esempio, il duomo. Tra l'altro, la cattedrale – termina don Fantappiè – a metà degli anni Ottanta è stata restaurata, da poco è stato rifatto il campanile e messo mano al Pulpito».

Azelio Biagioni

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