Il Tirreno

Prato

Insegnanti di sostegno senza specializzazione

Insegnanti di sostegno senza specializzazione

Sono trecento i docenti negli istituti pratesi ma si tratta di supplenti precari che devono essere formati

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PRATO. Il preside Stefano Pollini, coordinatore della rete Rispo che raggruppa tutte le scuole pratesi, li chiama «insegnanti di buona volontà». Solo quella, perché il titolo di specializzazione sul sostegno si fa desiderare. Così, gli studenti disabili aumentano ma i docenti specializzati mancano: non lo è quest’anno a Prato uno su tre. A quasi un mese e mezzo dal suono della prima campanella si delinea ormai il quadro definitivo, con trecento insegnanti di sostegno in cattedra: sono supplenti precari reclutati anche tra i diplomati delle graduatorie di seconda fascia, con buona pace delle famiglie che invocano continuità per i loro figli con bisogni “speciali” evitando il trauma di dover sempre ricominciare da zero. «Nel caso di docenti non specializzati sul sostegno cerchiamo di mettere in campo azioni di formazione mirata», assicura Maria De Simone, referente per la disabilità dell’ufficio scolastico provinciale. Un esempio? Un corso specifico sulla sfera della sessualità negli alunni disabili condotto da Roberta Giommi, un’iniziativa itinerante che approderà anche a Prato. Dove anno dopo anno, aumentano le certificazioni di alunni con bisogni educativi speciali (Bes) rilasciate dall’Asl in base alla legge 104 del 1992: quest’anno se ne contano 987, una ventina in più rispetto all’anno scolastico 2016/2017. «Un numero che è destinato ad aumentare ma per molti aspetti si tratta di un fenomeno fisiologico un po’ in tutta la Toscana dove sembra che ultimamente si stia assistendo all’arrivo di studenti con bisogni “speciali” fuori regione, forse per gli elevati standard della nostra offerta scolastica», spiega al Tirreno Maria De Simone ai margini della presentazione del convegno “Il volto della scuola inclusiva”. Un ruolo chiave è quello che svolge il Cts, il centro territoriale di supporto al Gandhi che offre una formazione specifica ai supplenti con la cattedra del sostegno. Per non parlare di tutto il capitolo dei Dsa (disturbi specifici dell’apprendimento) in cui rientrano gli alunni con disturbi di dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia le cui diagnosi sono raddoppiate nell’ultimo anno a Prato. La legge non prevede per gli alunni Dsa l’obbligo del sostegno bensì piani didattici personalizzati rispetto ai quali la formazione degli insegnanti non è sempre adeguata. Se nella primaria la percentuale di alunni con difficoltà d’apprendimento è del 3,5%, questa sale all’8% tra i banchi delle medie e del 7% alle superiori (dati dell’ex provveditorato). Parola d’ordine: inclusione. Bella nella teoria, difficile da attuare nella pratica.

Maria Lardara

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