Gli onnipresenti presidi-reggenti
Prato, i dirigenti scolastici gestiscono il funzionamento di più istituti occupandosi di migliaia di studenti e centinaia di docenti
PRATO. Doppio ufficio, in qualche caso anche triplo. Docenti, studenti e custodi moltiplicati per due o per tre. Raddoppiano anche responsabilità e incombenze burocratiche. Più chilometri da macinare, tutti i giorni. E lo stipendio? Sì, aumenta relativamente anche quello ma non esiste proporzione. Di sicuro il gioco non vale la candela, come si suol dire, perché non è certo per quei 300-400 euro (netti) in più in busta paga che un dirigente scolastico si sobbarca un altro istituto in reggenza. Consigli di istituto e consigli di classe da incastrare, orari di lavoro che si protraggono anche fino a notte fonda, uno dei più “rari” momenti di calma per smaltire le decine e decine di mail che possono arrivare nella casella di un preside. Giornate eterne, di cui si sa l’inizio ma mai la fine. Così Mario Di Carlo prima dell’una di notte difficilmente stacca la spina, lui che alle 7.30 è già operativo: quest’anno, oltre al liceo Cicognini e Rodari, è al timone dell’istituto comprensivo Pontormo di Carmignano che raggruppa al suo interno ben dieci plessi. Impensabile sarebbe per lui farsi tutti i giorni 15 chilometri di strada affrontando le curve dolci del Montalbano. «Solo stamattina mi sono sentito 12 volte con la vice preside: spesso con i colleghi di Carmignano mi collego via Skype», racconta Di Carlo. Classe 1958, è uno dei presidi di maggiore esperienza a Prato, uno che racconta di non fare ferie da otto anni («Me le firmo e sto a Prato, a lavorare»), ammettendo quanto sia dura tutti i giorni andare avanti.
«Con la mia anzianità di servizio se avessi continuato a insegnare avrei avuto uno stipendio di 2.000 euro. Oggi ne guadagno 2.800 euro ma sa quante responsabilità mi ritrovo? Dalla responsabilità degli alunni alla gestione dei rapporti sindacali e della sicurezza. Senza contare il resto: abbiamo esaminato ben mille domande per la terza fascia d’insegnamento, presto passeremo a quelle per la terza fascia del personale Ata». Di Carlo è uno dei nove super presidi “pendolari” costretti quest’anno a correre da un istituto a un altro (dieci se si considera che Giuseppina Cappellini, preside del comprensivo Mazzoni, è anche direttrice del centro di istruzione territoriale per gli adulti): da Prato a Carmignano, da Carmignano a Prato. Come il suo collega Paolo Calusi, che anche quest’anno si sdoppia tra il comprensivo Margherita Hack di Montemurlo e il Roberto Castellani di Prato: sotto la responsabilità di Calusi e Di Carlo si muovono tutti i giorni tremila studenti. Quest’anno si è verificata una situazione particolare nella nostra provincia: le scuole col dirigente “in comproprietà” sono aumentate per via del pensionamento in blocco di quattro presidi. Quando la coperta è corta, bisogna dividersela tra chi c’è già.
Da uno con l’esperienza di Daniele Santagati, 43 anni di servizio nel mondo della scuola, ti aspetteresti l’atteggiamento di chi non vede l’ora di andare in pensione. E invece no, eccolo alla buon’ora salire in auto e farsi, come le definisce lui con un pizzico di ironia, «delle lunghe passeggiate in Vallata»: lo aspettano al comprensivo Pertini di Vernio dove per il secondo anno consecutivo è scattata la reggenza. E dire che Santagati l’incarico aggiuntivo l’ha scelto, per senso di responsabilità. «Perché la continuità è fondamentale anche nella reggenza. Mi aiuta la tecnologia che mi permette di essere sempre connesso a distanza. Bisogna sapersi organizzare bene, contando su una rete di stretti collaboratori».
Sì ma delegare spesso non basta. «Occorre far crescere persone che sviluppino capacità e competenze diffuse, per questo non sarebbe male pensare al riconoscimento di un “middle management” nella scuola, figure intermedie a supporto del dirigente», auspica Alessandro Giorni. Radicato ormai da sei anni come dirigente titolare al comprensivo Pier Cironi e reggente per il secondo anno consecutivo al Gandhi, Giorni ha i minuti contati anche per stare al telefono. «Ieri sera ho chiuso il portone delle Pier Cironi con una lista di 15 cose urgenti da fare per il giorno dopo. A metà mattinata ne ho fatte solo quattro».
L’urgenza e l’imprevisto sono sempre dietro l’angolo. Il sacrificio è grande, anche in termini di rapporti umani. Da quest’anno Stefano Pollini è il nuovo dirigente dell’istituto Gramsci Keynes ma la gestione dell’istituto comprensivo Convenevole da Prato non l’ha mollata assumendosi piuttosto l’onere della reggenza «per senso di responsabilità e coscienza». Succede però che ora l’attività di ufficio abbia il sopravvento, tutta a suon di burocrazia e carte bollate. «Mi pesa il fatto di non aver più un rapporto costante con i ragazzi in classe», confessa Pollini.
La sua collega Maria Gabriella Fabbri, anche lei come Pollini, Giorni e Pierucci diventata preside con il concorso del 2012, sogna una giornata lunga 48 ore. «La mattina sono da una parte, il pomeriggio dall’altra. E ci si ritrova a leggere la posta nel cuore della notte…», confessa la neo dirigente del tecnico Dagomari che è anche reggente all’Iva Pacetti. Tremila studenti, 400 docenti, due scuole in 15 sedi tra Prato (comprensivo Roberto Castellani) e Montemurlo (comprensivo Margherita Hack): è il biglietto da visita del preside Paolo Calusi per il quale la difficoltà maggiore sta nel dover pianificare una progettualità a lungo termine «se non si ha la certezza di essere in quella scuola l’anno dopo».
Gli fa eco Sandra Bolognesi che al comprensivo Lippi ha l’incarico di titolare mentre alle Don Milani ha rinnovato il quarto anno consecutivo di reggenza: «Quando quest’ultima diventa strutturale, non è più a quel punto una sostituzione temporanea». Come siamo arrivati a questa situazione? La graduatoria provinciale dei dirigenti scolastici è ormai esaurita da tempo e si attende che venga bandito il nuovo concorso: è stato pubblicato il regolamento ma difficile che entro settembre 2018 la selezione venga chiusa. «Il fatto che manchi un collega ci responsabilizza tutti ma il lavoro è sempre più pesante – sottolinea Paola Toccafondi (comprensivi Malaparte e Puddu) - Il riconoscimento economico che viene dato per l’indennità di reggenza è irrisorio, non basta nemmeno per la benzina».
L'INTERVISTA. Se gliel’avessero chiesto prima, molto probabilmente avrebbe rifiutato. Non per scarso spirito di servizio ma perché oggettivamente non è facile dividersi tra due articolazioni territoriali del liceo artistico Brunelleschi, la principale a Montemurlo e la succursale a Prato (centro Ventrone), e la sede del liceo scientifico Livi in via Marini. Ma al preside Tiziano Pierucci quest'anno la reggenza è stata assegnata d’ufficio per l’istituto professionale Marconi rimasto orfano di dirigente (anche lui reggente) dopo il pensionamento di Rolando Casamonti. In effetti, l’articolo 19 del contratto nazionale di riferimento prevede che il dirigente scolastico sia tenuto ad accettare gli incarichi aggiuntivi conferiti dall’ufficio scolastico regionale.
Preside Pierucci, cosa la amareggia di più di questa situazione?
«La reggenza mi è stata assegnata d’ufficio, non l’avrei mai scelta ben sapendo il carico di lavoro che comportano due licei».
E invece si ritrova a gestire anche l’istituto professionale Marconi, una realtà per molti aspetti complessa perché da tempo non ha una continuità nella dirigenza scolastica.
«Esatto. Si tratta di una scuola che meriterebbe una presenza più costante del preside per tutta una serie di motivi. Sa cosa mi dispiace di più?».
Racconti. «I ragazzi sono i primi ad avvertire l’assenza del preside, la mancanza fisica di una guida. Qualche giorno fa ho fatto un giro di classi al Marconi e qualcuno mi ha chiesto se ero “fisso”. Di questa situazione di disagio ci rimette la scuola».
Come si organizza le giornate?
«Qui non ci s’annoia mai! Raddoppiano gli impegni tra collegi dei docenti, consigli di istituto, consigli di classe, incombenze burocratiche, incontri con genitori e studenti…».
Uno scientifico, un artistico fuori dal territorio comunale e un professionale: qual è la ricetta per mandare avanti tre realtà così differenti?
«La delega in questi casi è fondamentale. E io ho la fortuna di essere affiancato da tre brave vice presidi». Il prossimo concorso servirà a tamponare l’emergenza presidi? « Dubito che per settembre 2018 avremo i nuovi immessi. Sono perplesso anche sui requisiti del bando: troppo elevate le competenze linguistiche richieste agli aspiranti dirigenti».
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