Il Tirreno

Prato

Un “cappello d’oro” al ristorante Myo di Barni

Un “cappello d’oro” al ristorante Myo di Barni

Lo assegna la Guida dei ristoranti d’Italia dell’Espresso al locale aperto al Pecci Lo chef: «Una grande soddisfazione ma questo è solo un punto di partenza»

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PRATO. Il nuovo Centro Pecci sulla Guida dei ristoranti d’Italia 2018, edita da l’Espresso, grazie al MYO di Angiolo Barni, premiato dal curatore della patinata guida Enzo Vizzari con un prezioso “cappello” dopo solo un anno dall’apertura, che equivale alla stella per la guida Michelin. Come a Torino, gli appassionati di arte contemporanea pranzano allo stellato Combal zero del Castello di Rivoli, così altri turisti arrivano al Pecci per cenare al Myo, magari dopo aver visto le mostre allestire nelle sale del Pecci.

Questo perché sulla Guida dell’Espresso, c’è scritto “Myo- Centro Pecci” un binomio vincente, a quanto sembra, visto i numeri dei visitatori del museo e del ristorante dello chef Angiolo, patron del ritorante insieme alla compagna Elena

Se l'aspettava il cappello dopo appena un anno dall'apertura?

«Sinceramente l’apertura è stata fatta talmente in poco tempo, contratto a settembre 2016, con tutti i lavori di ristrutturazione da fare ed apertura d’obbligo per 16 ottobre, ma il nostro pensiero era cercare di dare il nostro meglio per i clienti, per il pubblico del museo e in quel momento alle guide avevamo poco tempo di pensare. Anche se facendo il nostro lavoro correttamente le guide lo vedono. Alla domanda oggi, dopo un anno con un team affiatato,crispondo che per me ed Elena ma anche i miei collaboratpri, Fabio e Silvano, è di grande soddisfazione, ma deve essere un punto di partenza , l’obbiettivo è quello di migliorarsi ancora».

Arrivano da fuori Prato per mangiare da voi, ma voi andate anche fuori a cucinare?

«Sì, possiamo farlo. Siamo stati chiamati a fare la cena in Palazzo Vecchio per l’inaugurazione della mostra di Urs Fischer , ma anche per la vernice della Biennale di Venezia. Grazie all’organizzazione che abbiamo ci possiamo permettere anche di fare servizi in altre location».

Essere all’interno di un celebre museo aiuta il vostro lavoro?

«A me personalmente aiuta molto, visto che sono appassionato di arte contemporanea. Mi da grande stimolo e piacere . Durante quest’anno ci ha dato la possibilità di vedere clienti nuovi, visitatori che nei miei anni precedenti avevo più difficoltà ad avere. E soprattutto perché io ed Elena crediamo in questa struttura».

Il piatto che più piace?

«In assoluto le animelle di vitello, pere, liquirizia e curry».

Ottimo il giudizio della guida: «Alla bellezza del luogo, al savoir faire del gestore, e a una cantina non priva di bei vini francesi, si aggiunge ora una cucina italiana che a Prato non si vedeva da tempo». Ed ecco i piatti “cavallo di battaglia” dello chef Barni: il tortello di trippa alla fiorentina con salsa di fagioli e il piccione toscano al ginepro che servì anche al presidente americano Clinton nel 1999. Conto sui 50 euro. E tra pochi mesi, in occasione del 30° anni del Centro Pecci, verrà aperto anche il bar-bistrot all’interno del museo, gestito sempre da Barni. Nella guida 2018 fra i ristoranti di Prato c’è un altro nuovo locale, Moi Sushi lab di via Verdi, «uno dei migliori ristoranti giapponesi della toscana” scrive il curatore «nonostante sia piccolo, stretto e con il bancone come un vero su-shie, cantina un po’ limitata». Menu da 40 a 60 euro. Presenti anche nelle precedenti edizioni, il Decanter di piazza delle carceri, «un locale giovane, eclettico e divertente, da quest’anno allargato alla vicina pescheria, Buona cantina». E ancora Le fontanelle di via Traversa il crocefisso.

Riccardo Tempestini

altro servizio a pag 21

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