Il presidio
Biffoni: "Prato ha già gli strumenti contro la prostituzione"
Multe di 166 euro alle "lucciole" e di 400 euro ai clienti. Il sindaco risponde al consigliere comunale Berselli e ricorda che vendere il proprio corpo in Italia non è un reato
PRATO. Prato si è dotata da tempo di strumenti per contrastare il fenomeno della prostituzione, che non è un reato. Questo il senso di una nota diffusa oggi, 19 settembre, dal Comune in risposta a una sollecitazione del consigliere di opposizione Emanuele Berselli che prendeva spunto dalla recente ordinanza del Comune di Firenze per chiedere che cosa stesse facendo l'amministrazione comunale di Prato.
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"Il controllo del territorio da parte della Polizia Municipale - si legge nella nota - si basa su un regolamento, approvato nel 2012 e modificato nel 2014, che a Prato fornisce già strumenti efficaci per contrastare il fenomeno della prostituzione. In particolare l’articolo 30 del regolamento agisce su due fronti. Da un lato punisce chi svolge l’attività con modalità che offendano la pubblica decenza ovvero turbi il libero utilizzo degli spazi pubblici o la fruizione cui essi sono destinati, prevedendo una sanzione di 166,66 euro. Dall’altra colpisce in maniera forte i clienti che in luoghi pubblici, ovvero aperti o in vista del pubblico, contrattino ovvero concordino prestazioni sessuali a pagamento, oppure si intrattengano, anche solo per chiedere informazioni, con soggetti che esercitano palesemente l’attività di prostituzione. I clienti sono soggetti a una sanzione pecuniaria di 400 euro e alla possibilità di sequestro amministrativo del veicolo: proprio applicando questo articolo la Polizia Municipale ha proceduto alla confisca definitiva di autovetture, un provvedimento praticamente unico in Italia.
"Il regolamento a Prato esiste ed è stringente, come il consigliere Berselli dovrebbe ben sapere - spiega il sindaco Matteo Biffoni - Il provvedimento del Comune di Firenze prevede sanzioni diverse e l'arresto: ne valuteremo l'efficacia e la validità anche dal punto di vista giuridico, ma non sarà l'inasprimento delle misure nella città fiorentina a cambiare la situazione a Prato dove già abbiamo un regolamento forte".
“I provvedimenti che si possono mettere in campo per contrastare il fenomeno della prostituzione, che in Italia ricordiamo non è un reato, ma soprattutto gli interventi per combattere lo sfruttamento della prostituzione devono essere mirati e calati sul territorio – sottolinea il sindaco Matteo Biffoni - Il regolamento in vigore, che ho trovato, è già rigoroso e utile a disincentivare i clienti. Come sappiamo però il fenomeno in città è diffuso soprattutto nelle abitazioni e nei così detti centri massaggi dove vengono fatti controlli e attività di indagine. Più volte sono stati sottoposti a sequestro abitazioni e attività dove era palese che si svolgesse attività di prostituzione, anche se è molto difficile accertare lo sfruttamento, quindi il reato. Tanto che nei casi più noti di appartamenti in zone critiche come in via San Bartolomeo la procura non ha avvisato le condizioni per confermare il sequestro”.
Il sindaco Biffoni sottolinea poi come sia necessario intervenire soprattutto nel contrasto al fenomeno dello sfruttamento: “Su questo ovviamente non ha competenza il Comune, ma comunque ci siamo attivati con l’unità di strada per monitorare la situazione e, là dove ci sono state le condizioni, per assistere le donne sfruttate attraverso il progetto anti tratta Satis, Sistema anti tratta toscano interventi sociali, a cui aderisce la città di Prato”.
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