Il Tirreno

Prato

«Ho imparato dai grandi del teatro italiano»

di Azelio Biagioni

Il regista Massimo Luconi ha lavorato con Eduardo, Ronconi e Zeffirelli

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PRATO. L’esordio della sua brillante carriera è di quelli col botto. Infatti, Massimo Luconi, oggi uno dei registi più apprezzati, ha iniziato collaborando con Luca Ronconi. Era il 1976. Nato a Prato, nella sua città ha ricoperto diversi incarichi. Regista teatrale e per il piccolo schermo, ha curato anche la realizzazione di documentari e inchieste televisive e poi è autore per la Tv e al suo attivo c’è pure il cinema. Fin da ragazzo, Luconi è stato affascinato dal quel magico mondo che si chiama teatro. «Andavo al Metastasio ad assistere alle prove di Giorgio Strehler e nel 1975 conobbi Ronconi quando era a Prato per alcune selezioni. L’anno seguente ero suo assistente». E insieme a quel grande del palcoscenico, Luconi ha lavorato a tre spettacoli ed a uno di questi (La Torre) fu anche direttore di scena. Massimo Luconi decide, poi, di partire per Roma e qui inizia anche il capitolo del Cinema con Salvatore Samperi, del quale è assistente per il film “Sturmtruppen”, quindi è assistente di un altro regista, Giancarlo Sepe. Ecco l’incontro con Mauro Bolognini, altro big della regia. Sarà Paolo Graziosi, che Luconi ha conosciuto nello spettacolo La Torre a Prato, a dirgli che Eduardo De Filippo aveva bisogno di un assistente. «Andare da Eduardo – ricorda Luconi – era come dire vado dal Papa. Ero molto attratto da De Filippo ma al tempo stesso avevo anche timore – confida il regista – Andai da lui. Eravamo seduti accanto e ricordo il lunghissimo silenzio. Mi chiese di accompagnarlo alle prove e una volta in teatro mi disse che ci saremmo visti l’indomani. Iniziai così la collaborazione con questo grande personaggio». Con De Filippo, Massimo Luconi è stato assistente di regia e direttore di scena per “Mettiti al passo” e poi assistente di regia in “Bene mio, coro mio” con protagonista Isa Danieli. «Con Eduardo – aggiunge il regista pratese – ci fu un rapporto stretto e cordiale del quale molti si stupivano dato che lui era molto severo. L’ultima volta che ci siamo sentiti fu la settimana prima che morisse e parlammo di un progetto futuro. Di Eduardo ricordo il rigore, il sacrificio e la dedizione che appartengono ai grandi maestri, da lui ho imparato il valore delle pause che non sono assolutamente tempo morto». Luconi conserva ancora gelosamente un assegno che gli dette il drammaturgo partenopeo. «Si tratta di una delle settimane che pagava lui personalmente quando facevamo le prove – spiega il regista – Eduardo compilò di suo pugno quell’assegno. E decisi di non incassarlo». Luconi ricorda, quindi, quando fu assistente alla regia di Franco Zeffirelli in Otello: «Un lavoro – dice – durato più di anno per preparare il tutto». La vocazione di Luconi era quella di dirigere uno spettacolo, e così mette in piedi un lavoro colossale. Era “Il compagno dagli occhi senza cigli”. «Sul palco – ricorda Luconi – il pavimento era composto da tanti specchi che avevo preso dalla prima scenografia di Ronconi. Il protagonista era Remo Girone e sul palco c’erano i Litfiba a suonare dal vivo. Lo spettacolo debuttò a Prato, poi andò alla Versiliana e al teatro Olimpico di Roma». In quel periodo la drammaturgia (siamo negli anni Ottanta) era minimalista e Luconi aveva dato un’impronta diversa. Lui era attratto dal teatro di Edipo e aveva messo l’imprinting di Ronconi. Nasce così questo progetto dal sapore onirico dove la musica è l’elemento drammaturgico. E tra Luconi e i Litfiba quattro sono stati gli spettacoli che li hanno visti lavorare insieme. Il regista, reduce da poche settimane del successo del Prometeo a Napoli, ricorda poi con affetto l’amicizia che lo legava a Mariangela Melato (morta nel 2013) che ha diretto in “Dolore”, uno spettacolo molto lodato da parte della critica. «La conobbi quando ero un ragazzino – ricorda – Lei era a Prato per l’Orestea di Ronconi. Trentacinque anni dopo mi sono trovato a dirigerla». E fra le attrici che ha diretto, Massimo Luconi cita Giuliana Lojodice e la compianta Lucilla Morlacchi. Il regista punta molto sugli attori: «Sto attento alla loro scelta – spiega – cerco una sintonia e di non snaturarli quando sono sul palco». Un attore che stima è Luca Lazzareschi che ha diretto anche nel recente Prometeo. «È un attore di grande qualità – afferma – e poi ha molta raffinatezza senza mai essere retorico». Luconi, che è pure il direttore artistico del festival di Radicondoli, lavora anche su spettacoli su una linea africana come quello che ha visto impegnati per 8 mesi di prova un gruppo di profughi africani che andranno in scena a settembre al Florida. Dal 2000 Luconi vive nel Chianti ma di Prato porta dentro un grande ricordo, le tante esperienze fatte come quando era assessore alla cultura. «Fu una giunta atipica quella del sindaco Mattei – afferma – Tutti abbiamo cercato di dare il meglio e fu davvero una bella esperienza». Poi rammenta di quando fu prima direttore del Metastasio dal 2002 al 2005 e poi condirettore del teatro dal 2010 al 2014. Il regista, che a volte è stato produttore anche di se stesso, termina parlando del teatro italiano di oggi: «È un teatro di buon livello – conclude – e si fanno produzioni di qualità. Ma forse se ne fa troppo. L’ideale sarebbe qualcosa meno ma curato di più».

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