Morì ucciso dai nazisti ma il suo nome fu scordato
L’Anpi è riuscita a ricostruire l’identità delle vittime dell’eccidio di Casale. Ora il figlio Giorgio, 79 anni, andrà alla cerimonia per la commemorazione
PRATO. Il ricordo che ha di suo padre è di quando lo vide arrivare con un cavalluccio. Un’immagine che raffiora nella mente di Giorgio Piancaldini che oggi ha 79 anni. Lui e la sua famiglia hanno sempre saputo l’orrenda fine che fece il padre Amilcare, fucilato dai nazisti insieme ad altre quattro persone a Casale nel Comune di Brisighella in provincia di Ravenna. Era il 5 agosto 1944.
Un eccidio dimenticato così come anche i nomi delle vittime, fra le quali c’era, appunto, il pratese Amilcare Piancaldini di 36 anni, la cui fine però è sempre stata nota ai familiari che non hanno mai dimenticato il loro congiunto. L’eccidio fu deciso come rappresaglia a una precedente azione partigiana e come monito alla popolazione del luogo che venne costretta dai nazifascisti a scavalcare i cadaveri, gettati poi in una fossa comune.
Solo a distanza di tutti questi anni l’Anpi di Brisighella, grazie alla presidente Luciana Laghi, è riuscita a far luce su questo tragico evento e ricostruire i nomi di due delle vittime, quello di Piancaldini e di Gino Carnaccini di Forlì.
Sabato 5 agosto in occasione del settantatreesimo anniversario della strage alle vittime di quell’eccidio verrà inaugurato un monumento a Casale di Brisighella, vicino alla chiesa di Santo Stefano, a poca distanza dal luogo dove vennero uccise. Al mattino, in loro ricordo, il vescovo di Faenza – Modigliana, monsignor Mario Toso, celebrerà la messa, a seguire verrà inaugurata la stele commemorativa realizzata dall’artista Mirta Carroli. Interverranno i Comuni di Brisighella, Forlì e Prato (con i gonfaloni), le autorità civili, militari e religiose. Da Prato andrà anche una delegazione dell’Anpi e il signor Piancaldini accompagnato dal nipote Mauro Chiaramonti.
Intanto, il Comune di Brisighella ha intitolato una via ai “Martiri di Casale”. «Ci sono stato tante volte a Casale al cimitero dove è sepolto mio padre – racconta il signor Giorgio – Sabato torno in quel luogo con uno spirito diverso perché mio padre viene ricordato a distanza di così tanti anni».
Poi Piancaldini, che nella vita ha lavorato in una filatura, racconta la storia del genitore. «Mio babbo – dice – lavorava con i tedeschi sul monte Fumaiolo, dove nasce il Tevere. Doveva tornare a casa a Prato ma invece, insieme ad altre persone, venne preso dai fascisti e portato a Brisighella dove venne fucilato. Quando mia madre fu avvisata dell’uccisione del marito andò lassù (a Brisighella, ndr) per riconoscerlo e mio padre fu uno dei pochi cadaveri ad essere riconosciuto. Dalla fossa comune venne sepolto nel piccolo cimitero di Casale. Mia madre - prosegue nel racconto Giorgio Piancaldini - qui a Prato, rimase sola con tre bambini da crescere: io, che all’epoca avevo sei anni, mia sorella che ne aveva 12 e mio fratello di 3 anni. Solo quando eravamo un po' più grandicelli ci raccontò cosa era successo al babbo. Non potevamo permetterci di riportare a casa la sua salma e allora una volta l’anno, il 1° novembre, partivamo tutti e quattro alla volta di Casale per portare un fiore sulla tomba di nostro padre». La sorella e il fratello di Giorgio sono morti, ora è rimasto lui a mantenere sempre vivo il ricordo di Amilcare e sabato è orgoglioso di essere a Casale per ricordare il padre. Le cui ossa sono ancora in quel cimitero: “Nel 1953 il corpo di mio padre venne esumato da terra - racconta Giorgio Piancaldini - il Comune ci avvisò, ma non potevamo permetterci di traslare le ossa fino a Prato, così vennero tumulate nell’ossario del camposanto. Quando poi abbiamo avuto la possibilità di farlo mia madre ha deciso di lasciare i resti mortali di mio padre a Casale, erano già oltre trent’anni che le sue spoglie riposavano lì e le è sembrato giusto così». Si definisce contenta la presidente dell’Anpi di Brisighella, Luciana Laghi, che con la commemorazione di sabato vuole tenere viva la memoria di queste persone che hanno perso la vita in modo così barbaro: «E’ giusto che i giovani sappiano quanto è successo – dice – E non solo loro ma anche quelli del posto che hanno qualche anno in più e che non sapevano di questa strage compiuta a Casale. In 73 anni da quell’eccidio è la prima volta che vengono commemorate, come è giusto che sia, quelle cinque persone. Di due di loro siamo riusciti a risalire all’identità, delle altre tre ancora non sappiamo i nomi ma continueremo nelle ricerche per dare un’identità pure a loro».
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