Meteo
Tratta dei baby talenti Interrogatori non stop
Ieri sentito tra gli altri anche il procuratore Mauro Cevoli, che ha portato in Italia Diawara. Estra intima al Prato di togliere il marchio dalle maglie
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Proseguono a ritmo serrato gli interrogatori negli uffici dei sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli nell’ambito dell’inchiesta sull’ingresso illegale in Italia di alcuni calciatori minorenni e sull’ipotesi di frode sportiva, inchiesta nella quale risultano indagati i presidenti di Prato e Sestese (Paolo Toccafondi e Filippo Giusti) oltre al procuratore Filippo Pacini e alla ivoriana Eulalie Stephanie Nety. Fino al tardo pomeriggio di ieri sono sfilati indagati e persone informate sui fatti. Si è iniziato di buon mattino con l’interrogatorio di un addetto ai lavori, cui è seguito quello di un calciatore ivoriano divenuto da poco maggiorenne, in procinto di tesserarsi col Prato. È uno dei sei baby calciatori finiti negli atti dell’inchiesta, uno di quelli che ce l’hanno fatta a entrare nel calcio professionistico. Ma l’interrogatorio più atteso era quello del procuratore di Rimini Mauro Cevoli, indagato insieme a Paolo Toccafondi per la gestione di alcuni calciatori. Un nome abbastanza pesante nel mondo dei procuratori, se è vero che è stato lui a scoprire Amadou Diawara, arrivato in Romagna dalla Guinea quando ancora non era richiesta la presenza tassativa dei genitori e approdato l’anno scorso al Napoli per 15 milioni di euro. Questo per far capire quanto si può guadagnare nel giro di pochi anni se si mettono le mani sui polpacci giusti. Un affare non solo per i procuratori ma anche per le prime società che tesserano il talento e che poi possono inserire clausole nei successivi contratti che riconoscano una percentuale sul cartellino quando il giocatore verrà scelto da un top club.
Dall’inchiesta sembra emergere proprio questo, e cioè che il core business di società come la Sestese, ma anche come il Prato, sia quello di monetizzare la scoperta di talenti. Del resto il Prato storicamente ha fatto mercato prendendo i giovani dalle formazioni Primavera delle grandi squadre e incassando i premi di valorizzazione. Cifre che probabilmente sono molto più alte di quelle che arrivano dagli incassi delle partite.
Una gestione, quella dei giovani talenti, che a ben vedere poteva evitare di finire in un’inchiesta penale se solo i presidenti delle società avessero fatto arrivare le famiglie insieme ai baby calciatori. La Fifa chiede proprio questo, che i genitori si trasferiscano nel paese straniero insieme ai figli. Per raggiungere questo risultato bisogna però trovare un lavoro ad almeno uno dei genitori e questo significa sostenere dei costi che evidentemente non si è voluto sostenere, nell’ottica di un investimento a costo zero o quasi.
Intanto ieri l’ufficio legale di Estra, l’azienda del gas da tempo sponsor del Prato, ha inviato una lettera di diffida al Prato nel quale si intima alla società di togliere il logo della società dalle maglie che erano state appena realizzate e dovranno essere rifatte. Questo sarebbe il meno. Il contratto di sponsorizzazione, che scade a fine anno, a questo punto è di fatto congelato, anche se dall’azienda non chiariscono che l’importo della sponsorizzazione sia già stato versato al Prato o ne resti da versare una parte.
La società, che ritiene di aver subìto un danno di immagine per i comportamenti ipotizzati dall’inchiesta, si riserva di valutare la situazione al termine degli accertamenti ed eventualmente di chiedere a sua volta un risarcimento.
Dopo il passo indietro di Paolo Toccafondi, che ha lasciato il Prato nelle mani della sorella Donatella, questo è un altro pezzo che cade a un mese dall’inizio di un campionato nel quale il Prato non ha nemmeno lo stadio.
Paolo Nencioni
Dall’inchiesta sembra emergere proprio questo, e cioè che il core business di società come la Sestese, ma anche come il Prato, sia quello di monetizzare la scoperta di talenti. Del resto il Prato storicamente ha fatto mercato prendendo i giovani dalle formazioni Primavera delle grandi squadre e incassando i premi di valorizzazione. Cifre che probabilmente sono molto più alte di quelle che arrivano dagli incassi delle partite.
Una gestione, quella dei giovani talenti, che a ben vedere poteva evitare di finire in un’inchiesta penale se solo i presidenti delle società avessero fatto arrivare le famiglie insieme ai baby calciatori. La Fifa chiede proprio questo, che i genitori si trasferiscano nel paese straniero insieme ai figli. Per raggiungere questo risultato bisogna però trovare un lavoro ad almeno uno dei genitori e questo significa sostenere dei costi che evidentemente non si è voluto sostenere, nell’ottica di un investimento a costo zero o quasi.
Intanto ieri l’ufficio legale di Estra, l’azienda del gas da tempo sponsor del Prato, ha inviato una lettera di diffida al Prato nel quale si intima alla società di togliere il logo della società dalle maglie che erano state appena realizzate e dovranno essere rifatte. Questo sarebbe il meno. Il contratto di sponsorizzazione, che scade a fine anno, a questo punto è di fatto congelato, anche se dall’azienda non chiariscono che l’importo della sponsorizzazione sia già stato versato al Prato o ne resti da versare una parte.
La società, che ritiene di aver subìto un danno di immagine per i comportamenti ipotizzati dall’inchiesta, si riserva di valutare la situazione al termine degli accertamenti ed eventualmente di chiedere a sua volta un risarcimento.
Dopo il passo indietro di Paolo Toccafondi, che ha lasciato il Prato nelle mani della sorella Donatella, questo è un altro pezzo che cade a un mese dall’inizio di un campionato nel quale il Prato non ha nemmeno lo stadio.
Paolo Nencioni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
