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I baby calciatori davanti al bivio: chi non è bravo viene scaricato
La Procura di Prato ipotizza un “doppio binario” e un giovane ivoriano conferma durante l’interrogatorio. Ma al Prato fa più paura il filone sulla frode sportiva: c’è un’intercettazione che azzecca il risultato
PRATO. Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi lo chiama “doppio binario”. È il sistema in base al quale i giovani talenti africani arrivano in Italia in barba alle leggi sull’immigrazione e alle regole Fifa e, se non mantengono le promesse, rischiano di tornare a stretto giro di posta da dove sono arrivati.
Passato il clamore delle prime ore, Nicolosi insieme ai sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Nicolosi sta lavorando alacremente all’inchiesta sulla tratta dei giovani calciatori africani, che si intreccia con quella che ipotizza l’aggiustamento di una dozzina di partite di serie C ed Eccellenza, tra cui lo spareggio play out tra Prato e Tuttocuoio che ha sancito la retrocessione dei pisani e la salvezza dei biancazzurri.
Il doppio binario. L’ipotesi al vaglio della Procura è che i talenti africani si siano trovati davanti a un bivio: se venivano giudicati davvero promettenti si facevano ponti d’oro per farli restare (anche senza genitori al seguito) e sottrarli alle mire di altre società; se invece non erano all’altezza delle attese rischiavano di essere rispediti indietro, con tutto quello che comporta a quell’età. La Procura sta verificando un paio di casi di tentati rimpatrii.
Le prime conferme. Uno di quelli che non ce l’hanno fatta è un ragazzo ivoriano sentito venerdì dai sostituti Gestri e Boscagli. Arrivato in Italia già nel 2013 e da poco diventato maggiorenne, ha raccontato di essere stato scaricato perché non era così bravo come pensava chi l’aveva fatto arrivare. Gli dissero che poteva tornare a casa, ma lui ha preferito rimanere qui da solo, senza amici o parenti. Si è fatto aiutare e nel frattempo ha anche trovato un lavoro. Dalle sue dichiarazioni sarebbero arrivate importanti conferme alle tesi della Procura.
Il precedente. Già due anni e mezzo fa il Tribunale civile di Prato e poi quello di Firenze si erano occupati di una vicenda simile che vede protagonista un dirigente che lavora sia col Prato che con la Sestese. Si tratta di Alessio Vignoli, che si oppose al diniego della Federazione gioco calcio al tesseramento di due quattordicenni ivoriani. I ragazzini erano in Italia dal 2013 e la Figc si oppose al tesseramento perché non erano accompagnati dai genitori. Vignoli si rivolse al Tribunale, che però sia in primo grado che in appello diede ragione alla Federazione in base al principio secondo il quale il calciatore minorenne deve essere accompagnato dai genitori. Già negli anni Novanta la Federcalcio africana aveva segnalato il fenomeno degli “scafisti” del calcio. E le due sentenze civili sembrerebbero confermare quanto ipotizzato dalla Procura nell’inchiesta sulla tratta, e cioè che l’affare va avanti da qualche anno.
Che fine fanno i minori? I sei baby calciatori finiti al centro dell’inchiesta non saranno abbandonati. Potranno rimanere in Italia, anche con un permesso di soggiorno per motivi di giustizia. Alcuni sono stati affidati proprio ad Alessio Vignoli, come tutore, poi forse verrà trovata un’altra sistemazione.
La frode sportiva. Più dell’inchiesta sulla tratta dei baby calciatori, al Prato (e al Tuttocuoio) fa paura l’altro filone, quello che ipotizza l’aggiustamento di una dozzina di partite, tra cui lo spareggio play out. La Procura ha in mano diverse intercettazioni telefoniche, tra cui una nella quale un esponente del trust dei tifosi Orgoglio Pratese, alla vigilia della partita di ritorno, tranquillizzerebbe il suo interlocutore, dicendo che la partita finirà 0-0 (come infatti è finita) e che c’è stato un accordo. Nell’intercettazione ci sono anche altre frasi che secondo la Procura rendono estremamente concreta l’ipotesi della frode. In cambio di cosa? Non necessariamente di denaro, ma forse di favori. Tra le partite finite sotto la lente d’ingrandimento c’è anche quella del 30 aprile del campionato di Eccellenza vinta per 2-1 dalla Zenith Audax sul campo della Sestese. Questo filone fa paura alle società perché alla giustizia sportiva spesso bastano meno elementi, rispetto alla giustizia penale, per decretare una retrocessione.
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