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Prato

Duro attacco del direttore del Pecci: "Il Comune decide senza ascoltare"

Fabio Cavallucci, direttore del Centro Pecci (foto Batavia)
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Fabio Cavallucci, direttore del Centro Pecci (foto Batavia)

Prato, Cavallucci scrive una lettera all'assessore Mangani parlando di "condizionamenti istituzionali" e scarso rispetto per l'autonomia del museo

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PRATO. Fabio Cavallucci, direttore del Centro Pecci il cui mandato è scaduto il 30 aprile, sceglie di scrivere una lettera aperta direttamente all'assessore alla cultura Simone Mangani per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Senza risparmiare accuse soprattutto sui "condizionamenti istituzionali" delle scelte, in barba a quell'autonomia delle poltiche sul museo che sembrava sancita nel 2015 con la nascita  del Forum per l'arte contemporanea. 

"Caro Simone, negli ultimi mesi ho assistito a tentativi di condizionamento istituzionale - è il duro attacco della lettera - Ho visto un assessore che con i toni e con la sua presenza costante in Consiglio spinge la Fondazione per le Arti Contemporanee che gestisce il Centro Pecci ad avallare decisioni già prese in altri luoghisenza dare ascolto ai dubbi dei singoli consiglieri, che sarebbero i reali detentori della facoltà di decidere. Ho visto usare gli argomenti del potere, più che quelli della ragione. E' sufficiente che sia il Comune a finanziare una fondazione per far sí che questa non abbia facoltà di libera decisione?"

"È un peccato - prosegue Cavallucci - che proprio a Prato, che è stata la città dove è nato il Forum dell'arte contemporanea italiana, promosso dal Centro Pecci con grande successo nel 2015, non si applichi la benché minima ombra di quei principi che il Forum ha ribadito, di quell'arm's length, la distanza di sicurezza della politica dalla cultura che vige in ambito anglosassone". 

"Il Centro Pecci è nato ben prima di te e di me, e si spera abbia vita più lunga di entrambi - prosegue la lettera - E' un organismo fragile, perché al di là della parvenza mastodontica, è ancora giovane e con scarse risorse. La tua Amministrazione l'ha ereditato, per portarlo avanti per un periodo di tempo, ma è qualcosa da curare e far crescere, non un possesso su cui mettere una bandierina. Non credo che sia possibile costruire qualcosa di grande, di veramente utile alla società e alla città, se non si comincia con i principi della tolleranza e dell'ascolto, se non si svolge con pazienza un dibattito sui reali contenuti".

"So che questa lettera ti farà irritare - conclude il direttore del Pecci - Ma passato un primo momento, cerca di vedere le cose un poco anche con gli occhi degli altri. Analizza profondamente l'opinione di chi la pensa diversamente, accetta un dibattito pubblico sulla gestione del Centro Pecci, per far sì che ciò che emergerà sia frutto di una visione larga e condivisa, non di ipotesi maturate in circoli ristretti".

 

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