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Prato

Falsi poveri, altri due fascicoli sul tesoro 

Falsi poveri, altri due fascicoli sul tesoro 

Accertamenti sugli alloggi temporanei e sulla presunta intestazione fittizia dei beni delle famiglie Ahmetovic e Halilovic

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PRATO. Oltre alla misura di prevenzione patrimoniale che ha portato al sequestro di beni per due milioni e 412mila euro nei confronti di Djula Ahmetovic, dei suoi quattro figli e di altri familiari, ci sono altri due fronti sui quali stanno lavorando il procuratore capo Giuseppe Nicolosi e il sostituto Lorenzo Gestri. Due fascicoli che sono la diretta conseguenza dei sequestri scattati per la sproporzione tra i redditi dichiarati dalle famiglie rom Ahmetovic e Halilovic (in particolare Alessandro, Patrizia e Valter Ahmetovic e Delija Halilovic) e i beni posseduti.

Il primo fascicolo aperto in Procura dovrà accertare se, come sembra, due case popolari, che il Comune definisce “alloggi temporanei”, sono state assegnate provvisoriamente a Djula Ahmetovic e alla figlia Patrizia Ahmetovic in mancanza dei necessari requisiti. Il fascicolo è stato aperto mercoledì, quando la guardia di finanza ha informato la Procura che Djula e Patrizia vivevano in alloggi messi a disposizione dal Comune (in via Gobetti e in via Di Vittorio: due, perché pare che madre e figlia non vadano d’accordo) dopo lo sgombero del campo di viale Marconi, cosa che fino a quel momento i magistrati ignoravano. Le due donne dunque potrebbero essere indagate per aver truffato l’ente locale, che in questo caso potrebbe rivalersi sul loro patrimonio. Il vice sindaco Simone Faggi si è giustificato spiegando che in base ai documenti presentati le due donne avevano reddito zero e che l’ente non ha gli strumenti della guardia di finanza per fare accertamenti più approfonditi. Oltre agli alloggi, negli ultimi anni madre e figlia avrebbero ricevuto pochi spiccioli come contributo dal Comune. Se verrà accertato che mancavano i requisiti, Faggi ha già annunciato che gli alloggi saranno liberati in tempi rapidi.

Il secondo fascicolo ha invece per oggetto la presunta intestazione fittizia dei beni, punita dalla legge 356 del 1992. Bisognerà cioè verificare se alcuni membri delle famiglie Ahmetovic e Halilovic hanno usato familiari o terze persone come prestanome per nascondere la proprietà dei beni che sono oggetto del sequestro ordinato dalla Procura all’esito delle indagini della guardia di finanza.

Intanto l’avvocato Antonio Bertei, che assiste Djula Ahmetovic e alcuni suoi familiari, si prepara a dare battaglia per recuperare almeno una parte di quanto è stato sequestrato. Il legale spiega Patrizia Ahmetovic sostiene di aver ricevuto dal marito 300 milioni di lire nel 1999. Quei soldi furono sequestrati e poi restituiti. Una parte sarebbe stata poi data ad altri membri della famiglia.

C’è poi il caso di un figlio minorenne di Valter Ahmetovic, invalido, a cui è stato sequestrato un libretto con 8.000 euro dove secondo i familiari sono stati versati gli assegni mensili di invalidità, e che potrebbe essere restituito. Ma è chiaro che la Procura punta al grosso dei beni. I rom hanno tre settimane per tentare di dimostrare la provenienza lecita di case, denaro e polizze.

Se il Tribunale riterrà che la provenienza dei beni non è lecita potrà scattare la confisca e le famiglie Ahmetovic e Halilovic potranno dire addio a un tesoretto accumulato negli anni.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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