Il Tirreno

Prato

I controlli fanno lievitare il gettito Iva 

di Samuele Bartolini
I controlli fanno lievitare il gettito Iva 

E ora la Regione batte cassa allo Stato e con l’aiuto dell’Agenzia delle Entrate spera di vedersi stornare 235 milioni

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PRATO. 235 milioni di euro. E' quanto dovrebbe incassare la Regione Toscana dal gettito di Iva in più che risulta da 8.300 imprese del distretto pratese e della piana. Ma dovrà dimostrare allo Stato che l'aumento è dovuto anche ai suoi controlli. Come? La storia è lunga. Vediamo di spiegarla nella maniera più chiara possibile.

Intanto l'Agenzia delle Entrate ha firmato un accordo con la Regione e spulcerà i conti delle 8.300 aziende. L'Agenzia passerà al setaccio la loro storia fiscale – la maggior parte sono di proprietà cinese – e non è un caso che siano quelle oggetto del progetto 'Lavoro Sicuro'. Ovvero dei controlli straordinari sulla sicurezza nei luoghi di lavoro effettuati anche dai 60 ragazzi ispettori assunti dalla Regione dopo la orribile tragedia della Teresa Moda del 1° dicembre 2013. Tempi di studio dell'Agenzia delle Entrate? Da qui alla fine della legislatura regionale la cui scadenza naturale è fissata al 2020. Anche se ci sarà una prima condivisione del lavoro svolto dall'Agenzia delle Entrate alla fine dell'anno. La collaborazione della Regione col braccio fiscale dello Stato permetterà alla giunta Rossi di vedere se quei 470 milioni in più di gettito Iva segnalati dal distretto pratese e della piana nel biennio 2015-16 rispetto al biennio precedente, sono il frutto dei controlli effettuati dalla Regione oppure no. Se a conclusione dello studio dell'Agenzia delle Entrate risulterà che il gettito Iva è dovuto anche all'azione dei controlli regionali, la Regione Toscana chiederà allo Stato di avere un ritorno sui territori di parte del gettito d'Iva. Quanto? Si parla di un 50% del gettito. Dunque 235 milioni di euro potrebbero finire nelle casse di Palazzo Strozzi Sacrati. Per farne cosa? Metterli negli investimenti e non nella spesa corrente che li vedrebbe subito “bruciati”. In questo modo la Regione conta di mettere in atto un decreto governativo del 2011. E c'è pure un mezzo impegno preso dal sottosegretario all'economia Baretta per velocizzare le procedure. Comunque è la prima volta che una Regione fa una cosa del genere a livello nazionale. Dunque «la Toscana si propone quale testa di ponte di un regionalismo solidale e cooperativo. Non come certi governatori, vedi Maroni della Lombardia e Zaia del Veneto, che lanciano l'idea di un referendum sull'autonomia fiscale», dice con una punta di polemica politica il presidente Enrico Rossi. Comunque la ricetta della Regione Toscana dovrebbe funzionare come la spiega l'assessore al bilancio Vittorio Bugli. «L'aiuto dell'Agenzia delle Entrate è fondamentale. Mettiamo il caso che una ditta abbia aumentato il gettito di Iva del 20%. Se l'Agenzia riesce a dimostrare tramite il suo studio che quell'aumento è accaduto perché ci sono stati i controlli della Regione, allora si può dire che quei controlli hanno funzionato. Ecco allora che potremo chiedere allo Stato un ritorno di quel contributo fiscale sulla Toscana». Comunque l'uso del condizionale è necessario. L'ipotesi alternativa sarebbe immaginare un robusto progresso del Pil pratese e del fatturato delle aziende del distretto cinese. «In questo caso, però - segnala il governatore - sarebbe cresciuto di qualche miliardo il prodotto interno di Prato e della Toscana, e questo purtroppo non ci risulta». Altro nodo da comprendere è se effettivamente ci sia stata un'emersione della base imponibile per le altre imposte. Su questo frangente, ad ogni modo, è il direttore toscano dell'Agenzia delle Entrate, Carlo Palumbo a chiarire: «Siamo partiti dall'Iva perché é più facile da accertare».

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