Meteo
Vab, Croce Rossa e Legambiente: porte aperte ai profughi-volontari
Il punto sui lavori socialmente utili svolti dai richiedenti asilo è stato fatto ieri in Comune Faggi: «Il nostro obiettivo è incrementare il numero dei partecipanti e strutturare meglio la rete»
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Sono una sessantina i migranti ospitati nelle case di accoglienza che vengono impiegati in servizi di volontariato. L’obiettivo del Comune è implementarne il numero strutturando la rete dei servizi. Per questo, ieri pomeriggio, nel salone consiliare, è stato presentato il progetto “Accoglienza straordinaria e impegno civile”, al quale hanno partecipato associazioni, enti, onlus alcuni dei quali disponibili a impiegare in lavori socialmente chi chiede di restare in Italia. «È stata l’occasione – spiega il vicesindaco Simone Faggi, con delega all’immigrazione – per fare il punto sui percorsi di accoglienza sul territorio, per meglio strutturali e se possibile incrementarli».
Sono circa 700 i profughi arrivati in questi anni a Prato dei quali una sessantina, appunto, impiegati come volontari in servizi di pubblica utilità in Comune (20 con il compito di pulire il lungo Bisenzio), alla Caritas (2 impiegati all’Emporio della solidarietà), Arci (altri 2, con occupazioni nei circoli) e Pubblica Assistenza (una quarantina, coinvolti nelle varie attività dell’associazione). Un progetto partito nel biennio 2015/2016 che ora ha l’obiettivo di ampliarsi a nuove realtà associative e ad altri enti presenti sul territorio.
Almeno tre le associazioni che avrebbero l’intenzione di farsi avanti per coinvolgere i migranti: Vab, Croce Rossa e Legambiente.
Le attività di volontariato potranno riguardare la tutela ambientale, la pulizia degli spazi verdi della città, piccoli interventi di cura del patrimonio comunale ed altro.
«L’amministrazione comunale, da sempre impegnata a collaborare con la Prefettura che coordina la gestione dei centri di accoglienza straordinaria – prosegue Faggi – ritiene che il coinvolgimento dei richiedenti asilo in attività di volontariato sia una qualificazione del sistema di accoglienza sia nei confronti dei profughi sia della città che li ospita facilitandone l’integrazione».
Si tratta di attività, disciplinate dalla L. 266/1991, la quale prevede che i Comuni, per attivarle, si avvalgano di associazioni di volontariato. Per questo è essenziale contare sull’appoggio e sulla condivisione del progetto da parte delle associazioni di volontariato locali.
Sul fronte dei numeri dei richiedenti asilo, la situazione a Prato resta in equilibrio ma grazie al forte turn over che si sta verificando: «Il numero di accolti resta tra i 700 e i 720, nonostante i nuovi arrivi – spiega Faggi – perché in molti stanno uscendo dalla fase di accoglienza straordinaria, avendo avuto o essendosi visti rifiutare qualche tipo di protezione». Restano pochissimi quelli che ottengo la protezione internazionale, in aumento invece quelli che ottengono un visto per motivi umanitari. Un via libera a restare nel Paese che ha accolto il richiedente o in un altro in Europa che però non garantisce alcuna misura di integrazione.
Sono circa 700 i profughi arrivati in questi anni a Prato dei quali una sessantina, appunto, impiegati come volontari in servizi di pubblica utilità in Comune (20 con il compito di pulire il lungo Bisenzio), alla Caritas (2 impiegati all’Emporio della solidarietà), Arci (altri 2, con occupazioni nei circoli) e Pubblica Assistenza (una quarantina, coinvolti nelle varie attività dell’associazione). Un progetto partito nel biennio 2015/2016 che ora ha l’obiettivo di ampliarsi a nuove realtà associative e ad altri enti presenti sul territorio.
Almeno tre le associazioni che avrebbero l’intenzione di farsi avanti per coinvolgere i migranti: Vab, Croce Rossa e Legambiente.
Le attività di volontariato potranno riguardare la tutela ambientale, la pulizia degli spazi verdi della città, piccoli interventi di cura del patrimonio comunale ed altro.
«L’amministrazione comunale, da sempre impegnata a collaborare con la Prefettura che coordina la gestione dei centri di accoglienza straordinaria – prosegue Faggi – ritiene che il coinvolgimento dei richiedenti asilo in attività di volontariato sia una qualificazione del sistema di accoglienza sia nei confronti dei profughi sia della città che li ospita facilitandone l’integrazione».
Si tratta di attività, disciplinate dalla L. 266/1991, la quale prevede che i Comuni, per attivarle, si avvalgano di associazioni di volontariato. Per questo è essenziale contare sull’appoggio e sulla condivisione del progetto da parte delle associazioni di volontariato locali.
Sul fronte dei numeri dei richiedenti asilo, la situazione a Prato resta in equilibrio ma grazie al forte turn over che si sta verificando: «Il numero di accolti resta tra i 700 e i 720, nonostante i nuovi arrivi – spiega Faggi – perché in molti stanno uscendo dalla fase di accoglienza straordinaria, avendo avuto o essendosi visti rifiutare qualche tipo di protezione». Restano pochissimi quelli che ottengo la protezione internazionale, in aumento invece quelli che ottengono un visto per motivi umanitari. Un via libera a restare nel Paese che ha accolto il richiedente o in un altro in Europa che però non garantisce alcuna misura di integrazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
